Sicurezza
«Delitto perfetto mancato solo per caso»
Pesano come un macigno le gocce di sangue della donna nell’auto, lui abile a nascondere il corpo
GROSSETO. Ma è possibile che Antonino Bilella abbia potuto fare tutto in quattro ore? Sì, secondo la Corte, che parla di un delitto «quasi perfetto. «Con ogni probabilità, Bilella aveva già scavato la fossa in cui calare il corpo e gli oggetti personali della vittima, perché sapeva che in questo modo avrebbe vanificato l’impiego di unità cinofile. Non è credibile che l’imputato sia riuscito a fare tutto ciò in un arco di tempo tutto sommato circoscritto (dalle 11.20 alle 15.30 circa) - e cioè ucciderla, confezionarla in un sacco, ripulire la zona del delitto, caricare il corpo sulla Punto bianca, portare la macchina di lei a Follonica, tornare con la propria autovettura (lasciata lì in precedenza, ndr) e quindi trasportare con la Punto bianca il suo corpo in un luogo sconosciuto - senza aver programmato tali attività. Se il delitto fosse avvenuto in preda a un raptus improvviso, l’imputato non avrebbe avuto la lucidità necessaria per compiere tutte quelle azioni in così breve tempo e in modo quasi perfetto».
Quasi, perché Bilella è stato sì «abilissimo nell’eliminare il corpo della vittima; la perfezione è in fondo mancata solo per lo zampino del caso (o Caso, per chi lo preferisca) che ha voluto che due gocce di sangue colassero dall’involucro contenente il corpo finendo sul montante del bagagliaio, prima che la guarnizione tornasse nella sua sede calando il sipario. Bilella è stato così abile da rendere vane le attività di ricerca, nonostante l’enorme impiego di uomini e di risorse; questa sua abilità non può che essere frutto di una meticolosa attività di programmazione del delitto», motivato dalla gelosia (vari testimoni hanno confermato che si era invaghito di Francesca Benetti) e dalla paura di perdere tutto. Quelle due gocce «pesano come un macigno».
Bilella è stato abile a sottrarre il cadavere, nonostante che le forze dell’ordine, carabinieri in testa, abbiano continuato a cercarlo fino a oggi. I giudici ricordano però l’appello vano della madre della vittima per far ritrovare il corpo: «Tutto ciò dimostra che l’imputato voleva che il corpo della donna non fosse più ritrovato, sperando in questo modo di poter cancellare ogni traccia del delitto». E anche se il corpo non c’è, si può comunque parlare di omicidio.
A proposito delle molestie sessuali, i giudici ritengono di aver raggiunto la prova che Bilella «ha allungato le mani su di lei, almeno in un’occasione toccandole anche il seno», perché era attratto sessualmente da lei. E se Francesca non temeva per la propria vita, tanto che era andata da sola a Villa Adua il 4, «temeva che potesse di nuovo tentare di molestarla sessualmente; ma era sicura, forte anche di come si erano conclusi gli episodi precedenti, che sarebbe comunque riuscita a respingerlo senza mettere a repentaglio la propria incolumità personale». E il timore di avance sgradevoli aveva indotto Benetti a indossare vestiti diversi da quelli che avrebbe voluto, chiudendosi in casa senza potersi godere fino in fondo la campagna.(p.s.)
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