Il Tirreno

Grosseto

Bando del verde in ritardo per colpa di una e-mail

di Paola Villani
Bando del verde in ritardo per colpa di una e-mail

Il caso dell’appalto da 3 milioni è scoppiato per la segnalazione di un imprenditore Toni accesi tra il sindaco e M5S, il segretario comunale: «Non potevamo rispondere»

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FOLLONICA. «Un Comune non può bloccare una procedura di gara per la email di una persona». Ieri in municipio si è discusso dell’ormai famoso maxi bando del verde, appalto non ancora aggiudicato definitivamente, dal valore di quasi tre milioni di euro della durata di quattro anni, che molto ha fatto discutere la politica locale fin dalla sua pubblicazione. Il Movimento 5 Stelle, che per primo ha sollevato la questione, da mesi chiedeva all’amministrazione un incontro per avere spiegazioni sul concorso.

Tutto parte da una lettera inviata da un imprenditore locale ai consiglieri comunali dove si sottolineavano alcune presunte irregolarità su quell’appalto. Dopo quella notizia il bando è andato avanti tanto che ad oggi c’è un aggiudicatario provvisorio ed è proprio la ditta che la commissione comunale aveva scartato all’apertura delle buste fatta riammettere dal Tar.

«Un Comune non può togliere un bando in autotutela per una email tra l’altro di una non meglio qualificata persona - ha spiegato il segretario generale del municipio, Serena Bolici - il bando non era neppure in odore di favorire qualcuno, lo dimostra il fatto che 17 aziende hanno partecipato. Non abbiamo risposto alle richieste delle minoranze prima perché, semplicemente, ci sono delle regole da rispettare durante le varie fasi di un procedimento come questo».

Il presidente della commissione, il dirigente ai lavori pubblici Luigi Madeo, ha spiegato nel dettaglio qual era il motivo dell’esclusione della ditta poi riammessa dopo la sentenza del Tar e attualmente aggiudicataria provvisoria dell'appalto. «L’impresa ha offerto 1000 abbattimenti di piante, chiaramente se necessari, gratuiti per ogni anno di affidamento - ha dichiarato - ciò ha fatto sì che il resto delle aziende partecipanti automaticamente non raggiungessero il totale dei punti di sbarramento: la valutazione che abbiamo fatto era che la proposta in questa parte fosse distorsiva e per questo abbiamo previsto l’esclusione». «Il Tar non ha detto che non erano distorsivi gli effetti, ma solo che dovevamo, a giudizio del Tribunale, utilizzare un metodo differente rispetto a quello da noi scelto», ha sottolineato il segretario.

I toni si sono accesi quando si è parlato di pressioni mediatiche. «Nessuno ha fatto pressioni - hanno risposto dal Movimento 5 Stelle - semplicemente abbiamo chiesto spiegazioni». Tra l’altro il sindaco Andrea Benini, ha fatto sapere che al momento della ricezione della famosa email il municipio in autotutela ha fatto un esposto alla Procura, proprio per mettere a conoscenza le autorità di quella lettera e delle fasi successive che il Comune ha deciso di intraprendere.

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