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Balli, musica e il messaggio del Papa per l'addio a mamma Irene
Nomadelfia saluta la prima mamma di vocazione: migliaia di persone al funerale
GROSSETO. L’ultimo saluto è arrivato a ritmo di Charleston e Zapateado, la tipica danza messicana. «È una tradizione a Nomadelfia in occasione dei funerali, che vogliono essere un giorno non di lutto ma di festa, perché il defunto viene accolto in cielo» spiegano gli organizzatori.
E quei passi allegri in sombrero, frange e papillon sono stati dedicati a Irene Bertori, la mamma di Nomadelfia, scomparsa domenica sera all’età di 93 anni.
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C’erano centinaia di persone mercoledì mattina, 18 maggio, di fronte alla sala don Zeno per i funerali: molti sacerdoti, ma soprattutto figli e membri della piccola comunità che vive e cresce alle porte di Grosseto.
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«Era la mamma con la m maiuscola» dice la gente fuori dalla sala, in attesa della cerimonia. Bertoni infatti non è stata soltanto la cofondatrice con don Zeno di Nomadelfia, ma è stata anche la prima mamma per vocazione, capace di introdurre una nuova figura nel mondo cattolico: quella della donna vergine non consacrata che rinuncia al matrimonio per dedicarsi agli ultimi.
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«Papa Francesco invia le sue più sentite condoglianze per colei che è stata mamma per vocazione» dice il vescovo di Grosseto Rodolfo Cetoloni, leggendo una lettera inviata dal segretario di Stato del pontefice. La cerimonia scorre via scandita da letture, ricordi, preghiere cantate o recitate nel più profondo silenzio. Verso la fine, quando l’aria inizia a gonfiarsi d’incenso, bambini, altre mamme per vocazione e anche i suoi stessi figli si alternano al pulpito leggendo lettere indirizzate ad Irene.
«La degna icona di Maria» dice il cardinale Ennio Antonelli, arrivato in Maremma per portare anche lui l’ultimo saluto alla mamma di Nomadelfia.
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