Il dolore
Addio Michele, pioniere del gusto
Col suo ristorante “Ai due cippi” di Saturnia aprì la strada alla cucina di qualità in Maremma
SATURNIA. Michele se n’è andato nella notte tra sabato e domenica, all’ospedale di Orbetello dov’era ricoverato da tre settimane. Una broncopolmonite lo ha portato via, ferita fatale per un uomo già provato da una lunga malattia. Lo sapevano in pochi, del suo male. Perché Michele Aniello, settant’anni compiuti pochi giorni fa, non aveva mai smesso di lavorare. E benché già da un po’ avesse affidato le redini dell’azienda ai figli, per tutti al ristorante della piazza di Saturnia c’era lui.
Lui, Michele ai Due Cippi, fondatore e icona del tempio della cucina buona nel cuore di Maremma, immortalato per sempre – naso aguzzo e piatto fumante in mano – dalla matita del viareggino Beconi.
Oggi il cuore della Maremma piange. Perché se oggi, pur tra mille contraddizioni, questa terra è conosciuta per la qualità dei suoi sapori e della sua ristorazione, lo deve anche a Michele Aniello. Il ragazzo casertano che emigra a Roma negli anni Sessanta e scala uno a uno tutti i gradini della fatica: apprendista pasticciere, cameriere, cuoco quasi per caso al Fleming di corso Francia. E infine imprenditore di se stesso a Saturnia, portato dall’amore per la moglie Bianca – mancianese doc – e dal fiuto per i buoni affari.
«Ci vuole l’occhio lungo», amava dire di sé. E a metà degli anni Settanta bisognava saper guardare molto lontano per intuire le potenzialità della Maremma ancora amara e scommetterci su. Michele capì. E pur tra molte difficoltà, dopo aver gestito il bar del Cral del Pri prese casa e bottega in uno dei palazzi più belli di Saturnia. Tutto da ristrutturare, che sembrava una pazzia. E invece il 10 ottobre 1980 ecco il ristorante Michele ai Due Cippi, rustico ed elegante, per clienti di livello ma non troppo, capace di reinterpretare lo straordinario patrimonio genetico “maremmano” delle ricette di Bianca e delle donne mancianesi (mitico il maialino arrosto) verso il futuro.
Michele ai Due Cippi in pochi anni esplode, conquista le guide di settore, avvia la commercializzazione dei prodotti “doc” (vedi l’acquacotta in vasetto) con il marchio “Maremma com’era”, apre per Saturnia e la Maremma intera la strada di ricongiungimento al brand Toscana. Un autentico pioniere, come lo definì – insieme ad altri pochi imprenditori della zona – Maurizio Cont in un libro del 2003, “Manciano un territorio oltre”.
Michele Aniello lascia la sua Bianca e i figli Alessandro e Lorenzo: uno con l’enoteca, l’altro al ristorante, da tempo governano con successo le sorti dell’azienda che il babbo aveva affidato loro. Senza lacci, in piena fiducia. Fidandosi dei suoi figli con la saggezza di chi ha “l’occhio lungo”.
Domenica Saturnia ha dato l’ultimo saluto a Michele. E l’amico Maurizio Cont gli ha inviato una dedica: «Michele, un artista valoroso, è stato e sarà un punto di riferimento in questo lembo di terra. Un pioniere del gusto, un ricercatore curioso, un oste disponibile. Un uomo. Vive nei miei pensieri, anche in futuro la sua presenza nel ricordo mi accompagnerà con gioia».
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