Gioco
Veronica tra arte e antimateria dalle stelle di Petricci all’astrofisica
La professoressa Bindi dell’università delle Hawaii è tornata in Italia per due lezioni a Pisa e Firenze: "La perfezione dell’universo è un meraviglioso segreto che siamo in attesa di scoprire"
SEMPRONIANO. Veronica Bindi, l’astrofisica di Petricci che, non ancora quarantenne, insegna all’università delle Hawaii, è tornata per qualche giorno in Italia per insegnare a un gruppo di studenti dell’università di Firenze i sottili rapporti fra arte e scienza. Poi, a Pisa, nella giornata dedicata al tema “Genere e scienza. Percorsi di eccellenza”, dove la professoressa era stata invitata da Rita Biancheri, docente dell’ateneo pisano e coordinatrice del progetto Trigger, una ricerca internazionale che coinvolge le università di Pisa, Londra, Parigi, Madrid e Praga per approfondire gli studi di genere con riferimento alle carriere femminili e al mondo della ricerca. E a Pisa, Veronica Bindi ha raccontato ai presenti, la sua storia.
Una storia nata neppure 40 anni fa nel piccolo mondo di Petricci (Semproniano) e passata per il Cern di Ginevra, per Cape Canaveral, per le Hawaii, con qualche breve ritorno in Italia «dove – commenta Veronica – appena posso, cerco di tornare. Stavolta mi sono riciclata nella curiosa tematica del rapporto arte e scienza: la fisica nell’arte di Leonardo, le intelligenze artificiali, la robotica, la fisica nell’architettura, gli straordinari rapporti fra Newton e Caravaggio. Un mondo affascinante».
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Veronica Bindi ha raccontato a Pisa tutto questo per dimostrare che chi vuole può, anche se donna. Dalla sua partenza da Petricci per l’università di Bologna, il mondo del Cern di Ginevra, poi Cape Canaveral, dove con un gruppo di 25-30 persone più una trentina di rappresentanti scientifici, ha seguito Ams (Alpha magnetic spectromer), lo spettrometro portato nello spazio dallo Shuttle che per dieci anni, fino al 2028, andrà a scoprire i misteri del cielo per inviare sulla terra informazioni preziose dai confini più remoti dell’universo. Rileverà, in particolare, particelle ad altissima energia mai osservate prima e che solo una macchina perfetta come il cosmo può generare. Un esperimento frutto di collaborazione di sedici Paesi fra Usa, Asia ed Europa, in cui l’Italia gioca un ruolo da protagonista. Veronica, da Ginevra, ha accompagnato verso la base Nasa, l’Ams.
Veronica si è innamorata degli astri da bambina. Lo ha fatto contemplando il cielo stellato di Petricci. «Da Petricci, quando vi torno, continuo a vedere un cielo bellissimo, come un’opera d’arte – spiega Veronica – dove però vale la pena cercare segreti, regole e il mistero della vita, della sua origine e del suo senso».
E infatti Bindi, come gli altri scienziati del suo livello, pur in diverse attività e branche, insegue, alla fine, le implicazioni filosofiche, religiose, scientifiche per carpire il segreto dell’imprendibile particella di Dio, quella che forse nasconde il mistero dell’origine della vita.
«Si cerca quello che tutti vorrebbero trovare – spiega Veronica – l’antimateria. Si cerca di verificare in pratica ciò che gli scienziati hanno teorizzato. Riprodurre lo scenario del Big bang. Invece sarebbe sconvolgente trovare qualcosa a cui nessuno ha mai pensato. Qualcosa che ci scombina tutti i piani. L’inaspettato. Al momento posso solo dire che dentro questa perfezione estrema e meravigliosa dell’universo di cui non conosciamo il segreto, noi uomini siamo solo una parte infinitesimale, in attesa di capire, in attesa di scoprire. E in questo senso c’è posto per scienza, filosofia, religione e arte. Ed è questo che sono andata a raccontare a Pisa. La mia vita, le opportunità che ho avuto e che mi sono conquistata con soddisfazioni e delusioni, che non sono mancate. Ma ho sempre combattuto per quello che mi piace fare, che adoro, che ormai fa parte della mia vita».
Adesso Veronica sta per ripartire: la attendono, per lavoro, il Nuovo Mexico, Istanbul, Ginevra e poi, alla fine, il ritorno alle Hawaii dove ritroverà i suoi studenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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