Il Tirreno

Grosseto

Troppe richieste, fisioterapia off limits

di Elisabetta Giorgi
Troppe richieste, fisioterapia off limits

Liste d’attesa estenuanti a Villa Pizzetti, idem alle cliniche private convenzionate. E scattano le proteste dei pazienti

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GROSSETO. Fisioterapia off limits. La sanità pubblica è piena e quella convenzionata (privata) pure: non resta che rivolgersi al privato a cachet ben più alti. E fioccano le proteste.

Odissea. Caso esemplare ci è offerto da un professionista grossetano in pensione. «Da tempo - racconta - ho forti dolori al gomito e alla spalla. Vado dal dottore e lui ipotizza una patologia legata al mio lavoro passato che mi ha costretto a stare per molte ore seduto al computer a scrivere. Mi viene prescritto un ciclo di dieci sedute fisioterapiche alla spalla e al gomito». La strada della guarigione è imboccata?

Non proprio. Da qui in poi, difatti, prendere appuntamento è pressoché impossibile. E inizia una specie di calvario, tra telefonate a tamburo battente e risposte insoddisfacenti ovunque.

Primo round. La prima mossa è quella di telefonare al Cup dell’ospedale Misericordia. «Mi viene risposto che devo chiamare il Pizzetti. Ok, lo chiamo ma mi viene risposto che sono pieni fin sopra i capelli. E allora cosa devo fare? rispondo io. E loro mi dicono: le diamo i numeri di tre studi privati che sono convenzionati con noi. In pratica è come se andassi comunque alla sanità pubblica: pagherei soltanto il ticket...».

Le cliniche convenzionate. Neppure qui, tuttavia, va per il verso giusto, perché le tre cliniche private convenzionate con la sanità pubblica si rivelano subito stracolme. Sono lo studio Orion in via Papa Giovanni, la Fisioterapia grossetana in via Pola e il Centro Fisiokinesiterapia in via Adige. Strutture sicuramente al top nella qualità delle prestazioni, ma decisamente intasate nelle richieste.... «Sono piene. Chiamo il primo studio privato - continua il paziente - E mi viene chiesto un numero riportato nella richiesta medica per stabilire la priorità (urgente o meno). Se va bene l’appuntamento è a novembre. Io ribatto: sì ma il dolore ce l’ho ora. E loro: ok, ma siamo pieni». Niente da fare insomma.

Seconda telefonata: il grossetano si rivolge alla seconda clinica convenzionata indicata dall’Usl. «Telefono anche qua e “siamo pieni”, mi dicono. “Abbiamo un’infinità di gente in lista per tutto l’anno”. Manco a pensarci».

Terza clinica convenzionata, stessa solfa. «Abbiamo 100 persone in lista. Se vuole la mettiamo pure, ci dica lei, ma non sappiamo ancora quando sarà.... Faccia i suoi conti e ci dica».

Morale. Addio pubblico o semi-pubblico. Non resta che abbracciare la causa del privato, pagando per intero un cachet ben iù salato. Un copione più che diffuso, tra i cittadini alle prese con snervanti liste d’attesa.

«Si organizzino». Da noi contattata (vedi articolo a destra), l’Usl ci risponde che le prestazioni urgenti sono garantite (non era questo il caso). Certo è che il problema delle non-urgenze (che hanno comunque diritto al servizio) resta ed è un dato di fatto.

«Non metto in dubbio - lamenta il paziente - che vi sia un alto numero di richieste, ma che questo sia un modo corretto di organizzare il servizio non mi pare proprio. La sanità si organizzi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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