Proteste
«Ci scambiavano spesso per sorelle»
«L’amore di una madre non nasce dalla carne o dal sangue, ma dallo spirito» dice Zaira con un fazzoletto stretto in mano. È appena arrivata da Milano, dove lavora per la comunità di Nomadelfia,...
«L’amore di una madre non nasce dalla carne o dal sangue, ma dallo spirito» dice Zaira con un fazzoletto stretto in mano.
È appena arrivata da Milano, dove lavora per la comunità di Nomadelfia, esattamente come Irene Bertoni faceva a Roma.
«Le città sono un luogo, ma entrambe abbiamo sempre vissuto Nomadelfia dentro al cuore» dice.
È capitato spesso che le scambiassero per sorelle, dato che non solo la loro storia, ma anche la loro fisionomia è simile. Perché se Irene è stata la prima mamma per vocazione, Zaira è stata la seconda.
«Se don Zeno non avesse trovato Irene, Nomadelfia non sarebbe mai esistita» dice. «Aveva bisogno di una figura che facesse da mamma e l’ha trovata in Irene». Ma in mezzo a tanti bei ricordi, uno dei più forti è quello che Zaira definisce «l’apocalisse», ossia quando nel 1952 venne ordinato di portare via i bambini dalla comunità. È stato quello forse il momento più drammatico dalla mamma speciale di Nomadelfia. Un momento che Zaira non dimentica e che non era mai uscito dal cuore di Irene.
«Un dolore straziante - racconta - A quel punto abbiamo sperato in qualcosa che sta oltre la speranza. E anche in questa occasione, Irene è stata un punto di riferimento».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google