Attenzione
Sorano, stop del Tar al palazzo termale Ma c’è uno spiraglio
La società aveva fatto ricorso dopo il no del Comune La sindaca: «Resta la nostra disponibilità a una soluzione»
SORANO. Frenata d’arresto per il progetto del palazzo termale che la società Antiche Terme di Sorano vorrebbe realizzare allargando la struttura già esistente a Santa Maria dell’Aquila. Il Tar ha respinto il ricorso delle Antiche Terme contro il Comune di Sorano che, alla richiesta presentata dalla società, aveva detto «no».
Secondo il progetto iniziale, approvato dal Comune nel 2001 e contenuto nel Piano particolareggiato, la struttura doveva occupare 20.461 metri cubi. Ne sono stati realizzati circa 12.000 e altri 8.000 devono essere tirati su. Che farci?
Antiche Terme un’idea ce l’ha: una struttura termale con palazzetto, centro per la riabilitazione e spa. Un polo di riferimento per le cure termali, insomma, che da subito è piaciuto anche al Comune. Un posto così richiama turisti, dà lavoro, dà lustro alla zona.
C’è però un problema, sollevato dal Comune quando la società ha presentato il progetto. Il Piano particolareggiato prevede che i restanti 8.000 metri cubi siano appartamenti e ville per le vacanze, non piscine e centro medico. E per di più il Piano attuativo, che detta i tempi entro i quali realizzare le opere, è scaduto due anni fa (luglio 2014). In più il Comune sta elaborando proprio in questi mesi il Piano operativo (ex Regolamento urbanistico) e la legge toscana non consente di adottare titoli abilitativi per nuove costruzioni fino al nuovo Piano operativo.
D’altro canto la società è impaziente di realizzare la struttura. E ritiene di averne tutto il diritto, sia perché ha completato le opere di urbanizzazione previste dalla convenzione e le ha trasferite al Comune; sia perché il Comune non avrebbe specificato nel dettaglio quali difformità ha riscontrato, né avrebbe tenuto conto della variante al Piano particolareggiato datata 2005.
Con questi motivi le Terme hanno fatto ricorso al Tar, ma i giudici hanno dato ragione al Comune. Per il Tar, infatti, non c’è dubbio che il Piano particolareggiato abbia perso efficacia (nel luglio 2014 erano già trascorsi dieci anni) e, secondo le norme regionali, se il Piano scade prima che le opere siano costruite, diventa inefficace. Infine, se nel frattempo il Comune non ha elaborato nuovi strumenti urbanistici, le prescrizioni sulla destinazione di un’area rimangono comunque efficaci.
È proprio questo il caso di Sorano. Qui, come è noto, per lungo tempo gli uffici comunali sono stati bloccati per un’inchiesta per presunti abusi e corruzione legati proprio all’ampliamento delle Terme che ha coinvolto amministratori, funzionari e imprenditori. Tra di loro anche professionisti impegnati, all’epoca, a redigere il Regolamento edilizio, che si dimettono.
Sono passati quattro anni e ad oggi l’unico risultato concreto è che il Comune non ha ancora un nuovo strumento urbanistico e il progetto del palazzo termale, come molti altri, non è potuto partire.
«Il Comune dette un diniego a quel progetto perché non era compatibile con gli strumenti urbanistici, ma non vuol dire che non ci sono altri modi per arrivare al risultato», spiega la sindaca Carla Benocci che è sempre stata favorevole a questa struttura. «Il Comune aveva già avvertito la società che, in quel modo, il progetto non sarebbe potuto passare. Lo hanno presentato lo stesso, hanno fatto ricorso e noi non abbiamo potuto far altro che costituirci. Ora, però, non è detto che tutto sia finito. C’è da fare un percorso, ci sono stati degli incontri. La previsione del palazzo termale è già inserita nel Piano strutturale che ora va tradotto nel Piano operativo. Ci stiamo lavorando e speriamo di approvarlo entro fine anno. Ma si può arrivare a una soluzione anche prima: i margini e la volontà ci sono».
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