Il Tirreno

Grosseto

Coltelli e cinture, far west in centro

Francesca Gori
La piazza dove è avvenuta l'aggressione (foto Bf)
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La piazza dove è avvenuta l'aggressione (foto Bf)

Avevano picchiato un ragazzo la sera prima fuori da un locale: sabato la resa dei conti dopo l’inseguimento

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GROSSETO. «Aiuto, mi vogliono ammazzare, aiuto, aiuto, fatemi entrare»: la faccia stravolta dalla paura, il sudore che gli imperla la fronte e che scende, goccia dopo goccia, lungo il collo. Ha poco più che vent’anni e il colore della pelle che tradisce appena la sua origine nordafricana. Sta scappando, all’una di notte, da cinque coetanei. In mano hanno una cintura, quella che hanno appena sfilato dai pantaloni, una bottiglia di birra e uno di loro fa vedere anche un coltello.

È una corsa di poche centinaia di metri quella del ragazzo: quando i cinque lo hanno visto passare da via Ricasoli, hanno cominciato a gridargli che lo avrebbero ammazzato. Lui ha cominciato a correre fino ad arrivare in piazza Esperanto dove si è rifugiato in un locale. Dietro ci sono loro, che continuano a minacciarlo, che prendono uno sgabello per tentare di colpirlo: gli amici del ventenne, che avevano visto i cinque ragazzi rincorrerlo si mettono a correre a loro volta e arrivano in piazza Esperanto per tentare di difenderlo.

Sarebbe bastata una scintilla in più per scatenare l’inferno. Sarebbe bastato un attimo per sentire arrivare, di nuovo, le sirene dell’ambulanza come era successo la notte precedente fuori da un altro locale. Perché l’inseguimento folle di sabato in centro è la conseguenza di quello che era accaduto la notte prima in un discobar frequentatissimo che si trova a qualche chilometro dal centro.

Il ragazzino che sabato sera si è visto aggredire in quel modo, la sera prima era con i suoi amici, quando nel parcheggio del locale è scoppiata una rissa. Da una parte il ventenne con i suoi amici italiani, dall’altra i ragazzi tunisini. I toni si sono alzati e uno degli italiani ha dato dello spacciatore ai giovani nordafricani. Per tutta risposta, il ragazzo è stato colpito: arrivato all’ospedale gli è stata diagnosticata la frattura del timpano e del setto nasale.

Nel parcheggio del locale c’era però una macchina della polizia che ha fermato subito gli aggressori del ventenne e li ha accompagnati in caserma per l’identificazione. I ragazzi sono stati tutti segnalati e poi mandati a casa. Sabato sera però, quando hanno visto il ragazzo passare davanti al bar dove stavano bevendo, hanno perso le staffe per due ragioni: lui era uno di quelli che li aveva fatti fermare la sera prima e segnalati ma soprattutto, viste le sue origini, li aveva traditi per difendere un italiano.

Quando sono arrivati in piazza Esperanto, a chi ha tentato di fermarli hanno fatto vedere il foglio con la segnalazione degli uomini della Questura dopo che, poco lontano da Porta Vecchia, avevano cercato di picchiare gli amici del ragazzo che stava scappando.

Dal locale è partita subito la chiamata ai carabinieri che in pochi minuti sono arrivati con due pattuglie, mentre le persone che erano in piazza stavano cercando di tenere calmi i ragazzi che non smettevano di gridare e offendere: parole che si concentravano soprattutto sulla differente nazionalità tra i ventenni.

Quando i giovani tunisini si sono accorti che erano stati chiamati i carabinieri e hanno visto i lampeggianti delle due gazzelle, sono scappati verso la fine del parcheggio.Gli uomini della compagnia di Grosseto li hanno cercati ma di loro si erano perse le tracce.

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