La manifestazione
Querelle con il Comune lunga 30 anni
Albinia, è finito davanti al giudice il contenzioso per quell’ettaro di terreno in via Raffei destinato a spazio verde
ALBINIA. Da una parte c’è lui, che rivendica la proprietà effettiva del terreno. Dall’altra c’è il Comune, che sostiene di esserne diventato proprietario per usucapione. In mezzo ci sono diecimila metri quadrati dell'area di via Raffei dove si svolgono le attività ricreative della frazione di Albinia, dallo sport alle sagre. Sopra c’è il giudice, cui spetta decidere chi ha ragione e se debbano essere versate delle cifre. E a fine mese la causa civile dovrebbe fare un altro passo in avanti.
Passo dopo passo, la querelle ha ormai trenta anni. E non se ne vede una fine vicina. O almeno non la vede Claudio Bragaglia che di quel terreno aveva dato nel lontano 1984 la disponibilità per la cessione: «Il Comune non ha mai perfezionato l’atto - argomenta Bragaglia che adesso è il liquidatore del Mobilificio Artigiano F.lli Bragaglia snc all’epoca proprietaria di due terzi dell’area (il restante era di Società Candia) - non mi ha mai dato né l’acconto né il saldo. Eppure, nonostante che il Comune dal 1984 abbia occupato quei terreni, le tasse continuo a pagarle io: l’accatastamento è a mio nome. Mi è stata offerta di recente una cifra insignificante: a quella cifra non si chiude nulla».
Bragaglia tira fuori le carte, a partire dalla delibera di giunta dell’ottobre 1985 (il sindaco era Daniele Fortini) con la quale si precisa che i proprietari, manifestata l’intenzione di cedere (e per questo non era stato avviato l’esproprio), «hanno autorizzato con propria dichiarazione nel marzo 1984 l’amministrazione a occupare le citate aree» per realizzare verde pubblico e impianti sportivi. All’epoca quelle aree (stima Ute Grosseto) valevano 297 milioni di vecchie lire. L’acconto era stato quantificato in 60 milioni «cifra comunque inferiore al prezzo di cessione che presumibilmente sarà determinato in via definitiva a seguito delle trattative con i proprietari», recita la delibera.
Ma nulla di tutto ciò, secondo Bragaglia, è avvenuto. Ne sono seguiti esposti e cause. Anche perché, nel 2010, la Mobilificio Bragaglia ha ricevuto dall’Us Albinia settore tennis una citazione per l’acquisto per usucapione di una parte del lotto, sostenendo il club di aver realizzato opere edili in base a una concessione del Comune (2003): «Qui un errore è stato ritenere che il Comune fosse proprietario dell’area - osserva Bragaglia - e comunque vorrei sapere dove sono i certificati di agibilità di tutto quanto è stato realizzato lì sopra. Io da parte mia non ho sottoscritto nulla». Bragaglia, adesso assistito dall’avvocato Franco Ciullini, si è rivolto al Tribunale di Grosseto per vedersi riconosciuta la indennità di occupazione per mancato godimento per una cifra che si aggira intorno ai 228.000 euro.
Il Comune, comunque, non ha alcuna intenzione di aderire alle richieste giudiziarie di Bragaglia. Non solo perché l’immissione in pieno possesso risale al marzo 1984, non solo perché i lavori indicati dalla delibera del 1984 erano stati terminati entro lo stesso anno e quindi l’area era stata trasformata per scopi di pubblica utilità nei termini; ma anche perché l’acconto di 60 milioni di lire risulta essere già stato riscosso (2005) da un procuratore dei Bragaglia che si era anche impegnato a non pretendere più nulla dal Comune. E comunque, dopo 20 anni da quel 1984, il Comune di Orbetello sostiene di essere diventato «proprietario indiscusso, per intervenuta usucapione, della superficie di terreno in questione, avendola posseduta e goduta quale pieno proprietario nei confronti di chiunque», come ha scritto l’avvocato Nicola Tamburro. Adesso la parola spetta al giudice.
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