Il Tirreno

Grosseto

La cipolla dell’Amiata dal macero al mercato

di Fiora Bonelli
La cipolla dell’Amiata dal macero al mercato

Riscoperta e coltivata a Selva di Santa Fiora, un anno fa tutta la produzione fu buttata perché “non tracciabile”. Ora, con l’ausilio della scienza, la riscossa

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SANTA FIORA. «Vogliamo coltivare cipolle amiatine e non buttarle via, ma consumarle».

Nasce un progetto per la valorizzazione della cipolla della Selva di Santa Fiora, ufficializzato alla presenza del Sindaco Federico Balocchi, per mettere a punto un progetto strategico per la coltivazione della cipolla dell’Amiata, utilizzando gli orti dell’antico Convento della Santissima Trinità (sec. XI) che fu prima degli Aldobrandeschi e poi degli Sforza. Gli orti, all’interno della Riserva naturale del Bosco della Santissima Trinità, sono stati recentemente recuperati dall’associazione culturale per la Selva, nata appositamente con questo scopo e guidata da Luciano Tortelli.

«Già l’anno scorso – spiega Tortelli – avevamo fatto un bell’orto, quasi tutto di cipolle ma anche di altri prodotti. Purtroppo, alla fine, abbiamo dovuto buttare tutto, perché le vendite non le potevamo fare e non potevamo nemmeno regalare i prodotti, perché non c’era la tracciabilità. Una cosa assurda, priva di buon senso, ma che ci ha convinto, quest’anno, a trovare altre vie».

Dunque l’associazione col supporto di Genomamiata, dedita alla salvaguardia dei genomi animali e vegetali e guidata da Lorenzo Fazzi, è intenzionata a mettere in piedi un progetto di caratterizzazione genetica e nutraceutica delle antiche varietà di cipolle dell’Amiata.

Il progetto, coordinato da Giovanni Alessandri (Studio Agricis), ha come partner scientifici il Cnr - Ivalsa di Follonica guidato da Claudio Cantini e l’Università di Siena, Dipartimento Scienze della Vita con Marco Romi e Patrizia Salusti.

L’idea è di mettere a punto un piano strategico di area per l’individuazione di una o più varietà locali di cipolla, per poi caratterizzarle e metterle in coltivazione, per arrivare a tutelarle e valorizzarle.

In particolare i lavori scientifici del progetto riguarderanno un’indagine genetica per discriminare le varietà di cipolla ritrovate sull’Amiata, sia dalle altre varietà autoctone toscane sia dalle più comuni cultivar commerciali. Si procederà poi allo sviluppo di un prodotto salutistico-funzionale con l’utilizzo di tecniche agronomiche mirate a ridotto impatto ambientale e infine sarà redatto un disciplinare di produzione per la tutela e valorizzazione della Cipolla dell’Amiata.

L’interesse che si sta dimostrando attorno al prodotto cipolla, una delle basi alimentari dell’Amiata insieme alla patata e alla castagna, è molto alto. Al di sopra delle aspettative, tanto che all’incontro insieme ai promotori delle associazioni vi erano diverse aziende agricole dell’area interessate a mettere in coltivazione la cipolla. Negli orti del convento è quindi iniziata, già quest’anno, la coltivazione di alcune cipolle già caratterizzate scientificamente, come la Cipolla della Maremma, ed è iniziata contestualmente una ricerca sul territorio dell’Amiata per individuare le vecchie cultivar amiatine di cipolla da mettere in produzione negli anni a venire. Grazie all’importante contributo dei polifenoli, la cipolla è considerata un alimento dalle molteplici funzioni terapeutiche, che la rende alimento molto moderno, da riscoprire e di grande interesse per l’Amiata.

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