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Sos dalla 167 Ovest: «Nessuno ci aiuta»

Sos dalla 167 Ovest: «Nessuno ci aiuta»

Il centro commerciale di via Nenni sta vivendo il periodo più buio della sua storia trentennale

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FOLLONICA. E mentre al Parco Centrale è festa, a pochi chilometri di distanza c’è una realtà che rischia di chiudere i battenti. Il centro commerciale della 167 Ovest sta attraversando uno dei periodi, o meglio, il periodo più buio della sua storia: con il trasferimento del mercato settimanale di ieri, anche l'unico giorno a settimana di maggior lavoro è svanito nel nulla e ancora all'orizzonte non ci sono spiragli di luce.

Il centro è da novembre scorso privo della sua attività principale, il supermercato: in via Nenni dal 1984, anno di inaugurazione, quello spazio è stato protagonista della vita dei residenti della 167 Ovest, grazie appunto alla presenza di un alimentari che portava le persone a frequentare il centro e a fare acquisti negli altri negozi del complesso, dal bar alla pescheria, passando per la merceria e la pizzeria, dal panificio alla parrucchiera, e così via. Attività commerciali che hanno vissuto in funzione di quel supermercato, passato prima dalla gestione del marchio Conad a Todis. A novembre i proprietari del discount, lì dal 2003, hanno deciso di chiudere i battenti: pochi guadagni rispetto alle spese e così per sei lavoratori è sfumata l'occupazione e per il resto dei negozianti del centro si è aperto un periodo difficile da cui sarà difficile riemergere.

«Siamo veramente angosciati - dice la proprietaria del bar, Giulia Cardu - qui non sappiamo più come andremo avanti: ci hanno promesso un aiuto ma ancora non vediamo nessun cambiamento. Sappiamo che qualcuno si è interessato ai fondi del supermercato ma, a quanto ci hanno detto, la cifra richiesta è alta e così le ipotesi sono sfumate. Chi ci aiuterà? Ci sentiamo abbandonati, perché ci sembra che nessuno si stia impegnando per trovare una soluzione al nostro problema: qui si tratta di posti di lavoro, di famiglie che hanno investito in attività commerciali, come possiamo pensare di andare avanti senza un supermercato? Abbiamo appena speso 700.000 euro di ristrutturazione del centro commerciale, se non lavoriamo come possiamo rientrare nelle spese?».

L’appello è rivolto alle autorità locali che, anche se non coinvolte direttamente nella vicenda perché si tratta di privati, hanno voce in capitolo per la tutela di posti di lavoro. Dalla parte dei commercianti del centro commerciale sin da subito si è dichiarata Rifondazione comunista che ha la propria sede in quella struttura. «Abbiamo raccolto settemila firme per sostenere la causa e presto le depositeremo in municipio - spiega il segretario del circolo, Gabri Bartalucci - Il quartiere ha bisogno del centro commerciale perché, molti che vivono in quella zona sono anziani e non hanno possibilità di spostarsi altrove per fare la spesa. In più vogliamo ricordare che anche il punto prelievi aperto in un locale della struttura una volta a settimana, da qualche tempo ha fissato un numero chiuso di 25 utenti, anche questo ci sembra che non vada a favore della vita del centro commerciale». (p.v.)

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