Sicurezza
Ferraris in pensione, il grazie dei dipendenti
Dal 2009 era stato il coordinatore del giudice di pace. «Si è sempre dato da fare per l’ufficio»
GROSSETO. Andrea Ferraris è andato in pensione. Cioè, diciamolo meglio: il coordinatore dell’ufficio del giudice di pace di Grosseto ha dovuto lasciare l’incarico per limiti d’età. E per ringraziare i suoi collaboratori, per tutti gli anni trascorsi insieme, ha offerto loro un pranzo. Occasione per i saluti, lo scambio di doni, i ringraziamenti appunto.
Coordinatore dal 2009, dopo Vincenzo Capani, ha interpretato a tutto tondo l’incarico: non solo come giudice ma anche come frequentatore di un luogo a cui ha sempre tenuto moltissimo. «Con il suo modo di fare ha saputo fare squadra, mettendosi in primo piano, anche per lavori molto umili, non certo di competenza di un giudice - dice il personale dell’ufficio - Vuole un esempio? Se cascava qualcosa a terra, era lui il primo a mobilitarsi: andava a prendere la scopa a puliva. E quando c’è stato da scaricare il materiale proveniente dagli uffici del giudice di pace chiusi in provincia, si è messo in prima fila per aiutare gli operai incaricati del trasloco».
Ciò che preme sottolineare ai dipendenti è che «siamo sempre stati una "famiglia" anomala, ma una famiglia, ognuno con i propri difetti, le sue paranoie, mattacchioni, poeti, artisti, ci basta a volte un niente per far accendere la polemica e ancor meno per lamentarci del lavoro, ma non per questo non siamo peggio di altre famiglie. Quando c’è da lavorare e ogni volta che c’è stato bisogno, insieme a lui siamo riusciti a fare squadra, grazie anche al suo modo di fare». E si attendono di poter continuare a fare così anche con il nuovo coordinatore, Vincenzo Colantuoni Romagnoli.
Alessandro, Andrea, Oriano, Orsola, Linda, Massimo, Roberta e Tommaso - i dipendenti - a Ferraris hanno dedicato un’ode: “A Voi esimio Giudice il mio sincer rispetto/innanzi a Voi mi batto forte il pugno al petto/che siete Uomo forte, vissuto, giusto e saggio/ed a cui, con tutto il cuore, reco umile il mio omaggio./Nel giudicar il Codice Vi indica la strada/usando la tastiera come un Duce la sua spada,/non fate differenza, di razza oppur di censo/e più che con la Legge agite di Buon Senso./Da liti di possesso agli stradal tenzoni,/passando per le multe e le conciliazioni,/da umili viandanti o da legulei dotti/negli anni diventaste come un faro nelle notti».
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