Italia
Giuseppe e Stefano brindano alla Cirinnà
L’architetto e il giornalista si erano sposati a New York «Non è come un matrimonio, ma garantisce i nostri diritti»
GROSSETO. Cosa sia l’amore possono spiegarlo Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci, architetto il primo, giornalista il secondo. Possono parlare serenamente del loro, coronato con il matrimonio a New York, alle coppie eterosessuali, agli omosessuali, ai single convinti, facendoli sognare per un attimo e sperare che sì, tutto può essere possibile. Cosa sia l’amore, quello vero, lo racconta il messaggino che Stefano, due pomeriggi fa, ha mandato sul cellulare di Giuseppe: «Ce l’abbiamo fatta, la legge è passata». L’approvazione della Cirinnà è stata un po’ anche la vittoria della coppia di marito e marito che quasi tre anni fa, dopo il matrimonio a New York, hanno chiesto la trascrizione dell’atto nel registro dello Stato civile al Comune di Grosseto. Matrimonio prima registrato, poi cancellato, poi ri-trascritto grazie all’intervento del tribunale di Grosseto che aveva dato ragione alla coppia, seguita dall’avvocato Claudio Boccini. Ma a mettersi di traverso e proporre reclamo alla Corte d’Appello era stato proprio il governo, attraverso il ministero dell’Interno. La vicenda legale è arrivata fino alla Cassazione che ancora non si è pronunciata. Ora non serve più. «Probabilmente sospenderemo la nostra battaglia legale - dice l’architetto - anche se prima vogliamo vedere bene la legge. Non è certo la migliore possibile, ma è già qualcosa».
Il mercoledì durante il quale si decideva in parte anche il futuro della coppia, è trascorso come ogni altro giorno. «Non ho voluto seguire la votazione - dice Giuseppe Chigiotti - Ero a tenere una lezione al Museo del design a Milano, cercando di non pensare a quello che stava succedendo in parlamento».
A qualche chilometro di distanza invece, Stefano Bucci era alla sua scrivania nella redazione milanese del Corriere della Sera. E lì dove le notizie si seguono e si scrivono, sarebbe stato difficile concentrarsi su qualcos’altro. «La sera abbiamo festeggiato - dice ancora - Eravamo a casa di amici, avevano organizzato una cena per il mio compleanno ma abbiamo brindato anche a questa vittoria». Una vittoria che arriva, per l’Italia, dopo vent’anni dall’ammenda della Comunità europea. «Le cose fondamentali ci sono - aggiunge - come la reversibilità della pensione, la successione e la possibilità di visitare il proprio compagno in ospedale o in carcere. Certo, sarebbe stato meglio se si fosse sdoganato il matrimonio, ma l’Italia purtroppo è uno stato cattolico. Non si tratta solo dell’ingerenza della Chiesa ma dei partiti che la appoggiano per raccattare voti». La scoccata dell’architetto, arriva dritta a Grosseto, nella sua città. «Quello che è successo nel Pd locale è indicativo - dice - Renzi ha fatto questa legge e io continuerò a votarlo come ho sempre fatto. Ma la mia scelta di appoggiare il centrodestra alle amministrative affonda nella scelta fatta dal candidato sindaco Mascagni, che in consiglio comunale ha votato contro la trascrizione del nostro matrimonio».
Appena approvata la legge, Chigiotti ha scritto un post sulla sua pagina facebook: «Come promesso ho tolto la velatura dalla mia faccia perché finalmente, grazie a Matteo Renzi, è stata approvata la legge sulle unioni civili. Così finalmente noi omosessuali non saremo più paria nel nostro paese. Non abbandonerò il nostro paese, ma continuerò a lottare perché tutti i cittadini abbiano i medesimi diritti». Uno dei primi a mettere mi piace (anche se un cuoricino sarebbe stato più significativo) è stato Antonfrancesco Vivarelli Colonna, il candidato del centrodestra sostenuto dall’architetto. «Ma subito si è cercato di strumentalizzare la nostra vicenda - dice - basti leggere il commento del segretario provinciale del Pd Marco Simiani che ha voluto subito appropriarsi di una vittoria che certamente è del Pd di Renzi, ma non lo è del Pd grossetano». Un segno di modernità, come la riforma costituzionale che Chigiotti appoggerà. «Cesserà la nostra lotta legale - aggiunge l’architetto - ma non la battaglia per i diritti. Per noi l’unione civile dovrebbe finalmente diventare matrimonio. E non è un caso che il dibattito che c’è stato su questa legge ha fatto aprire gli occhi a molti, anche qui a Grosseto. C’è una parte del centrodestra conservatore e retrogado, come quella rappresentata da Salvini che ovviamente non mi rappresenta. Ma ci sono posizioni molto simili nel Pd erede del Pci delle condanne a Pasolini. Ora il centrosinistra vuol diventare paladino di una lotta che non ha mai combattuto al nostro fianco solo a fini di propaganda elettorale».
Alla fine però, quello che conta è che con questa legge, l’amore di Giuseppe e Stefano, sarà lo stesso di quello di Sara e Tommaso. Un amore tutelato anche da alcuni diritti. «La lotta per i diritti però non è ancora finita - dice - ora serve una legge contro l’omofobia».
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