Sicurezza
Predazioni: 1.200 capi uccisi in un anno
Dati choc registrati nel 2015: 193 le aziende colpite, 55 più volte. Nel primo quadrimestre 2016, però, denunce dimezzate
GROSSETO. Quasi cinquecento denunce di predazioni (476 per la precisione) nel 2015 in provincia di Grosseto. Mille e duecentodieci capi morti tra pecore e agnelli. Centonovantatré aziende, su mille e trecento registrate, che hanno subito attacchi; cinquantacinque di queste hanno subito più di due attacchi. Nei primi quattro mesi del 2016, invece, le denunce sono dimezzate, dalle 202 tra gennaio e aprile 2015, alle 101 dei primi quattro mesi di quest’anno. E tra i dati balza agli occhi i dati quello che, su trentacinque campioni vagliati dall’Istituto zooprofilattico, che ha eseguito il test del dna su campioni di materiale biologico prelevato nell’area del morso sulle vittime, tre predatori sono risultati essere cani, 6-7 non identificati e ventuno lupi.
Sono questi i numeri emersi durante l’audizione, molto partecipata, alla commissione regionale presieduta da Gianni Anselmi che si occupa di sviluppo rurale, agricoltura, caccia, zootecnia, e che martedì 10 maggio ha sentito soggetti istituzionali, associazioni degli allevatori, dell’ambiente e dei cacciatori. Hanno partecipato il comando regionale del corpo forestale dello Stato, l’istituto zooprofilattico sperimentale, Cia, Confagricoltura, Coldiretti Federcaccia, Lav e studiosi specialisti della materia.
Il corpo forestale – presente il comandante regionale Giuseppe Vadalà – ha consegnato una relazione incentrata principalmente sul Grossetano, per il quale la comandante provinciale di Grosseto, Alessandra Baldassarri, ha illustrato il quadro attuale, che fotografa una situazione ancora di emergenza.
Il presidente Anselmi ha confessato «un senso di incompiutezza», che è emerso dalle audizioni, rispetto ad un problema «che non ha ancora trovato piena soluzione», ha detto. La strada da percorrere «deve essere quella della ricerca di un equilibrio tra le esigenze delle attività degli allevatori, che sono parte costitutiva dell’economia e dell’identità toscana, e la tutela della biodiversità». Ha fatto riferimento anche «alle proposte avanzate dal corpo forestale», in particolare: applicazione in tutti i territori del modello di collaborazione istituzionale sperimentato a Grosseto, realizzazione di un tavolo permanente di confronto, potenziamento dei sistemi di prevenzione e miglioramento del risarcimento dei danni, diretti e indiretti, subiti dagli allevatori. Misure tese a «rientrare nell’ambito della fisiologia della predazione – ha proseguito Anselmi –, che in questi ultimi anni è stata oltrepassata».
Anselmi ha ricordato anche la mozione approvata l’estate scorsa a larga maggioranza in consiglio regionale, che recepiva l’accordo del 2014 in materia di interventi di conservazione del lupo e per le misure di monitoraggio, prevenzione e contenimento del fenomeno predatorio, sottoscritto dalla Regione con le organizzazioni dei Comuni e delle Province, le Asl di Siena e Grosseto, Coldiretti, Confagricoltura, Cia, associazioni ambientaliste dove si prendevano una serie di impegni e nello stesso tempo si garantiva la tutela della specie. Fu deciso subito dopo l’inizio di avviare un piano di cattura e sterilizzazione degli ibridi nelle province di Grosseto e Arezzo. Da qui la proposta di Anselmi di proseguire sulla strada intrapresa tenendo conto delle diverse sensibilità «e del contributo che può provenire dalla scienza».
Apertura anche dalla vicepresidente Irene Galletti. «Bisogna guardare la questione sotto vari profili, quello ambientale, ma anche quello economico. Emerge un punto fondamentale: servono dati numerici attendibili», ha detto.
Per la consigliera non è corretto «considerare la difficoltà economica legata direttamente alla presenza del lupo. Il vero problema è la predazione», per la quale non deve essere cercato «un approccio ideologico, in un senso o nell’altro». Si tratta, piuttosto, di cercare una soluzione attraverso il confronto e con una serie di risposte, «probabilmente a metà strada, rispetto alle esigenze rappresentate, andando a risolvere i problemi degli allevatori e seguendo gli indirizzi di tutela dell’ambiente, degli animali». Galletti è favorevole anche a rivalutare nuove modalità di rimborso dei danni subiti dagli allevatori e ad affrontatare a fondo la questione degli ibridi.
«Non ho sentito spiegare come sia avvenuta questa massiccia presenza di lupi in Toscana – ha osservato il consigliere Roberto Salvini –. Dove c'è eccesso di lupi, c’è sempre un allevamento. È in atto una immissione nel nostro territorio. La Regione Toscana ha investito un sacco di soldi per rilanciare l’agricoltura, non possiamo permettere che ci siano soggetti estranei che danneggiano il lavoro dell’uomo. L’eccesso di cinghiali e l’eccesso di lupi non ce lo possiamo permettere. Non ci possiamo permettere di perdere mille pecore l’anno».
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