La manifestazione
Video choc: l’Arpat smentisce le “iene”
Dai primi risultati sulla sabbia vicino al porto gli idrocarburi risultano assenti o nella norma. Intanto parte la querela
MARINA DI GROSSETO. Niente idrocarburi nelle sabbie rovesciate sulla spiaggia di Marina di Grosseto dall’idrovora che pesca nell’area subito a sud del porto, né da quella che pesca nell’avamporto. Dopo poco più di due settimane l’Arpat, Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, rende noti i primi risultati delle analisi sui campioni prelevati dai suoi tecnici a Marina di Grosseto il 23 aprile, dopo l’allarme inquinamento lanciato dalle “iene maremmane” su Facebook con un video choc.
Le “iene” Lorenzo Mancineschi e Davide Rossi avevano ripreso la fuoriuscita di sabbia dal tubo che pesca dall’avamporto e si riversa sulla spiaggia lì accanto, lato nord. Per i due si trattava di «petrolio».
L’Arpat però, analizzando nei propri laboratori i campioni di sabbia prelevati dalle pozzanghere formate dalle due idrovore, non ha trovato tracce di idrocarburi totali. Quanto alle concentrazioni di idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) totali, queste – spiega l’Arpat – rientrano nel valore chimico di base, definito come «valore di concentrazione chimica prossimo ai valori naturali di fondo riscontrati nei sedimenti di una specifica area marina, relativamente priva di contaminazione antropica, per i quali non siano stati evidenziati effetti di tossicità nei confronti di più specie test». Sono invece ancora in corso le analisi per ricercare policlorobifenili (Pcb).
«È una notizia importante per noi e per i nostri dipendenti verso i quali abbiamo un debito morale perché lavorano e fanno sacrifici», dice con soddisfazione Luciano Serra, presidente della Marina di San Rocco, la società che gestisce il porto. «Questa buona notizia la regaliamo a loro e alla nostra società».
Il video delle “iene maremmane” con la registrazione della sabbia color scuro è stato visto da migliaia e migliaia di persone in tutta Italia, ripreso, tra gli altri, anche da Beppe Grillo. L’Arpat ipotizzò da subito che si trattasse di materiale vegetale in putrefazione, che si trova normalmente nella sabbia sott’acqua, ma il colpo all’immagine di Marina è stato comunque durissimo. Nonostante non ci fossero certezze sull’effettivo inquinamento (ora smentito), non si contano le disdette di chi aveva prenotato un appartamento o un ombrellone per la stagione.
«Non è stato un periodo facile – dice Serra – ma voglio ringraziare la direzione regionale di Arpat che si è mossa subito per fare tutte le analisi. Mi auguro che questa vicenda possa diventare un segnale di pacificazione. Certamente non è stata una bella pubblicità, ma spero che possa riprendere il piccolo incremento di transiti visto l’anno scorso».
Questione chiusa? Non proprio. La Marina di San Rocco ha presentato querela contro le “iene maremmane”. Intanto i lavori di ripascimento andranno avanti un’altra settimana. «Cerchiamo il più possibile di portare sul lato nord del porto la sabbia che abbiamo a sud», conclude Serra.
Il sindaco Emilio Bonifazi adesso pretende le scuse delle “iene maremmane”. «L’Arpat ha definitivamente certificato quale bufala fosse rappresentata dal famigerato video – dice – ma i danni ormai sono fatti. Non è quantificabile quante siano le persone che hanno cliccato quel video diffuso in rete e ripreso dai media». Come recuperare? «Comincerei a pretendere scuse pubbliche da parte degli autori del video e magari anche qualche mea culpa da parte di chi con troppa leggerezza ha rilanciato e gridato allo scandalo nelle ore successive alla diffusione di quelle immagini senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. È poco ma sarebbe un inizio».
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