Il Tirreno

Grosseto

Artigiani vessati dal fisco «Il sindaco può aiutarci»

di Giovanna Mezzana

La quota erariale aumenta di più ma sul prelievo locale decidono i municipi E l’addizionale comunale Irpef è passata da 175 euro del 2011 a 287 euro del 2016

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GROSSETO. Sbrindellate, asfissiate, impiccate: escono ridotte così le imprese dell’artigianato grossetano dopo essere passate sotto il torchio del fisco. Per saldare il conto 2016 con le casse pubbliche, da Follonica all’Argentario, dovranno lavorare 238 giorni; quelle di Arezzo, città più virtuosa tra quelle toscane, si metteranno in regola il 22 luglio; e il calcolo è di Cna. Tant’è che il sogno del piccolo imprenditore maremmano medio è che le tasse non aumentino: quasi un paradosso, dovrebbe augurarsi prima, piuttosto, di pagarne meno. Ma è proprio ineluttabile che sia così? Non lo è, almeno per la componente “locale”: tradotto, per Tari (rifiuti), Imu (imposta sul mattone), Tasi (servizi comunali, dall’illuminazione al verde pubblico), addizionale comunale Irpef (il prelievo dell’ente civico sul reddito complessivo delle persone). Su queste voci del vocabolario fiscale chi siede a Palazzo civico e amministra il territorio può fare qualcosa. Ha in mano insomma il joystick che alza e abbassa l’asticella dell’imposizione. Ieri era l’ultimo giorno per consegnare le liste negli uffici elettorali dei municipi, ormai il dado è tratto, e allora i candidati che aspirano ai prendere il posto di Emilio Bonifazi – e che in questi giorni snocciolano ricette salva-imprese – potrebbe prendere spunto da qui: da quel che viene fuori da “Comune che vai fisco che trovi”, Osservatorio permanente sulla tassazione delle piccole e medie imprese associate a Cna.

Tari? Bene, ma non basta. Il comune di Grosseto, per esempio, sul fronte Tari si è comportato bene. «Non ha tassato ai fini Tari – spiega Renzo Alessandri, direttore di Cna Grosseto – le aree produttive. E non era una scelta scontata né un obbligo imposto dalla legge». Per i rifiuti si è impiegata la mano leggera: in compenso il resto è stato una batosta. Vediamo i dati del sistema imprese della Maremma Grossetana messi a punto dal Centro Studi di Cna.

Tutto il resto sale. Se la tassa sui rifiuti si è abbassata da quota 2.381 euro del 2013 a 1.285 euro del 2016, il combinato Imu più Tasi continua a dare una bella spallata alla cassaforte del mondo artigiano: pagavano 6.837 euro nel 2013 ne sborsano 7.205 quest’anno. Veniamo ad uno dei tributi più odiato dal contribuente: l’addizionale comunale sull’Irpef, cioè sull’imposta sul reddito delle persone (fisiche): nel 2011 il conto era di 175 euro, nel 2016 di 287 euro. Non dimentichiamoci che oltre all’addizionale Irpef succhiata dalle casse cittadine è prevista anche l’addizionale regionale: 430 euro nel 2011, 531 euro nel 2016, però; e per questo ultimo balzello, il joystick ovviamente è in mano non al sindaco ma al governatore.

Le soluzioni ci sono. «Su Imu, Tasi e addizionale comunale Irpef – nota Alessandri – l’Amministrazione comunale può agire, la leva è a disposizione dei Comuni. Sul versante Imu potrebbe essere prevista la detassazione dei capannoni industriali o, quanto meno, la possibilità di detrarre l’imposta pagata. Il primo obiettivo da raggiungere, paradossalmente, non è tanto quello di ridurre le tasse – aggiunge – ma di impedirne il progressivo aumento», tenuto anche conto che la componente erariale (quella “allo Stato”) è aumentata dal 37,4% del 2012 al 41,5 (stimato) nel 2016.

Agli aspiranti sindaco. Insomma, sono settimane che i candidati a sindaco si sbizzarriscono nel lanciare soluzioni pro-imprese. C’è materia su cui lavorare. Pragmaticamente.

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