Il Tirreno

Grosseto

Dalla strada alla rinascita grazie a un libro

di Francesca Gori
Dalla strada alla rinascita grazie a un libro

La storia di Beppe, diventato clochard dopo essersi giocato tutti i risparmi: ora scrive e regala le sue poesie ai negozianti

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GROSSETO. Basta a volte un secondo, un fatto, anche insignificante, che cambia tutto nella vita di una persona. E capita che quell’attimo sia la porta del bagno di un treno che si apre e un controllore costretto a farti scendere alla fermata successiva. Grosseto, in questo caso. Un attimo che ha cambiato la vita di Beppe Prevosti, 57 anni, bresciano d’origine e maremmano d’adozione. Un uomo che ha ritrovato la pace, la vita e la poesia proprio qui.

Beppe è stato un clochard. Ha vissuto per strada, accompagnato dai suoi demoni bagnati dall’alcol. Ha girato mezza Italia dopo aver perso tutto quello che aveva risparmiato in una vita da operaio, al gioco. Lotto, Gratta e vinci, schedine. «Ho sperperato 30.000 euro in un anno - racconta - Ho perso il lavoro e gli amici. Non potevo fare altro che lasciare la mia città. Giocavo per cieco egoismo, volevo più di quello che avevo e invece ho perso tutto».

Ma la perdita più grave, nella vita di Beppe, è stata quella dei suoi genitori, morti quando era ancora un ragazzo. Solo, senza famiglia e senza un euro in tasca ha chiesto prima aiuto a degli amici in Umbria. «Poi non potevo restare lì e sono andato a Pisa dove ho vissuto quasi un anno per strada - dice - insieme ad altri ragazzi. L’alcol mi stava distruggendo la vita e così ho deciso, dopo un anno di quello strazio, di salire sul primo treno che ho trovato. Andava a Napoli. Mi ero nascosto nel bagno, senza biglietto e quando il controllore mi ha trovato, mi ha fatto scendere a Grosseto».

La vita di Beppe è cambiata quando è arrivato in piazza Marconi. Lì ha incontrato un clochard svizzero che lo ha accompagnato alla Caritas, poi ha conosciuto i volontari della ronda della carità. Ma era quello che aveva dentro, che Beppe voleva assolutamente ritrovare. E così, per un po’ di tempo, a Porta vecchia, si è seduto per terra a chiedere l’elemosina con un libro in mano. «In un anno riesco a leggere 70, 80 libri - dice - e ora ho ritrovato anche la voglia di scrivere». Con il passare dei mesi, quel clochard gentile che non ha mai dato fastidio a nessuno, si è fatto benvolere dai grossetani. «Mi portavano libri da leggere, coperte per il freddo - ricorda - e un po’ di cibo». Poi, finalmente, l’occasione giusta è capitata anche a Beppe che ha trovato un lavoro a Roccastrada, prima di tornare ancora a Grosseto dai frati di San Francesco. Ma soprattutto, ha cominciato a scrivere: poesie, come quella dedicata a sua madre e che pubblichiamo qui accanto. Poesie che Beppe, che ora vive e lavora in un agriturismo di Principina a terra, fotocopia e porta, arrotolate come tante piccole pergamene, ai commercianti della città, agli amici, a chi gliele chiede.

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