La manifestazione
Curia e Comune: accordo sull’esproprio contestato
Risolto dopo 25 anni di lite il caso dei terreni per lo stadio di Roccatederighi L’amministrazione “se la cava” con 250.000 euro: «Grazie al vescovo Cetoloni»
ROCCATEDERIGHI. Dopo oltre 25 anni si è chiuso il braccio di ferro tra Peppone e don Camillo, il Comune di Roccastrada e la Diocesi di Grosseto. Le parti erano in conflitto dal 1989. Oggetto della contesa l’esproprio di un terreno in località San Martino, a Roccatederighi, per realizzarvi il nuovo stadio. Alla fine Comune e Istituto per il sostentamento del clero si sono accordati per una cifra intorno ai 250 mila euro, soldi che la Curia pretendeva, a ragione, come risarcimento (e interessi) dalla municipalità.
«Sì, è vero, abbiamo chiuso questa partita – conferma il primo cittadino di Roccastrada Francesco Limatola – pagheremo 250.000 euro in cinque anni. In verità c’erano circa trenta milioni del vecchio conio depositati alla Cassa depositi fin dagli anni Ottanta, che abbiamo sbloccato e dato in acconto all’istituto diocesano. Quindi per il Comune in realtà si tratta di coprire una “cambiale” da 235.000 euro, comprese le spese legali. Importante è stata la disponibilità mostrata dal vescovo Rodolfo Cetoloni, che ha permesso di avviare una trattativa per chiudere il contenzioso in modo onorevole per tutti. Noi eravamo consapevoli di essere nel torto, con il rischio, alla fine, di sborsare una cifra tre volte superiore a quella pattuita. L’accordo è arrivato prima della sentenza finale del Tar».
Per la cronaca il Comune ha già coperto l’intero importo con il bilancio 2015-16. La cronistoria del contenzioso va ricostruita nel dettaglio e rappresenta un antefatto indispensabile per capire come siamo arrivati a questo punto. Nel 1989 il sindaco del Comune di Roccastrada Giancarlo Innocenti emanò un decreto per l’occupazione d’urgenza (finalizzata all’esproprio) di un terreno destinato a ospitare il nuovo campo di calcio di Roccatederighi con spogliatoi e tribune a uso pubblico, poi effettivamente realizzato e oggi conosciuto come stadio “Cecchi Gori”, la casa dell’Alta Maremma. Cinque anni dopo, nel 1994, l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero di Grosseto citò in giudizio il Comune di Roccastrada di fronte alla Corte di Appello di Firenze per chiedere, in relazione ai terreni occupati nel 1989, la determinazione di un’indennità di espropriazione. Il terreno venne valutato quasi mezzo miliardo di lire e l’indennità fissata a 150 milioni tondi, una cifra subito contestata dall’amministrazione. Nel duemila la storia subisce una prima svolta. Arriva infatti una seconda sentenza della Corte d’Appello di Firenze, con la quale si dichiara inammissibile il ricorso dell’Idsc per la determinazione dell’indennità di esproprio. «La Diocesi – scrivono i giudici – deve semmai chiedere un risarcimento danno per illegittimo operato da parte del Comune», e avviare quindi un nuovo iter giudiziario. Come non detto... Nel 2001 la partita si sposta davanti al Tar Toscana. L’Istituto diocesano per il sostentamento del clero cita di nuovo il Comune di Roccastrada accusandolo di «trasformazione irreversibile di un proprio bene» e chiedendo 273 milioni di lire di risarcimento danni, più gli interessi nel frattempo maturati. Ma anche stavolta la Chiesa trova il muro della giurisprudenza a sbarrarle la strada. Niente ingiunzione, ricorso inammissibile. Siamo arrivati intanto al 2005. Nello stesso anno viene proposto appello al Consiglio di Stato contro questa decisione del Tar. Qualche settimana fa – a dieci anni di distanza – la doccia fredda per il Comune di Roccastrada: il Consiglio di Stato annullato la sentenza del Tar del 2005 e rimette le parti dinanzi alla corte di primo grado. Resta in piedi, d’altra parte, il risarcimento da illegittima occupazione e la corresponsione dell’indennità di occupazione per ciascun anno dal 1989 a oggi. Una cifra che nel frattempo è lievitata in maniera esorbitante. Nelle settimane scorse il Tar ha recepito l’accordo e chiuso, di fatto, ogni ulteriore rivendicazione giudiziale.
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