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Tutti scontenti dopo l’incontro col ministro Galletti
Allevatori e amministratori chiedono l’abbattimento dei lupi ma i tempi si profilano lunghi. A breve, nuova assemblea
MANCIANO. Gli allevatori verso una manifestazione nazionale? Parrebbe questa l’intenzione generale, ma che ancora deve essere strutturata, all’indomani del colloquio col ministro Gianluca Galletti che ha ricevuto le istituzioni di Magliano, Manciano e Roccalbegna il 4 di maggio. Mirella Pastorelli, Marco Galli e Massimo Galli erano andati a presentargli il problema predatori, col mandato di allevatori e associazioni.
Le risposte non hanno soddisfatto a pieno nessuno, perché se è vero che per la prima volta un ministro parla di eliminazione di lupi, è anche vero che i tempi si profilano lunghi.
«Intanto le aziende chiudono e le pecore muoiono – chiosano i tre rappresentanti istituzionali –. E poi quei 60 lupi che sul territorio nazionale verrebbero tolti, costituiscono davvero poco refrigerio a fronte della quantità che circola liberamente in Italia e soprattutto nella provincia di Grosseto. Ci sono gli ibridi e ci sono i randagi che fanno, col lupo, razzie nei pascoli, costringendo alla chiusura le aziende e ridimensionando la forza lavoro necessaria a quelle superstiti. E poi gli indennizzi. Non va bene che vengano pagati con le risorse del Piano sviluppo regionale».
Il sindaco di Manciano Galli annuncia che a brevissimo convocherà le associazioni di categoria e i sindaci per decidere il da farsi. «Penso a una manifestazione nazionale pacifica – dice – per rendere pubblico un problema che pochi conoscono nella sua portata, coinvolgendo i mass media e la gente. Devono essere le associazioni stesse, poi, a coinvolgere gli allevatori delle altre province».
Stessa opinione anche di Massimo Galli, sindaco di Roccalbegna, e di Mirella Pastorelli, assessora alle predazioni di Magliano, che credono che sia giunto il momento di ricorrere alle piazze.
«Una manifestazione che è urgente – dice anche Giacomo Franceschelli, un giovane allevatore da sempre in prima linea nella lotta ai predatori – spero che si riesca a mettere in piedi, altrimenti farò da solo. Mi carico sul camion le pecore e con loro mi incateno davanti alla prefettura di Grosseto. Mi dovranno ascoltare».
Ma cosa far sapere alla gente? «Ringrazio Pastorelli e i due sindaci – dice – che si sono presi a cuore il problema, devo contestare il punto di vista del ministro Galletti. Prendere i soldi dai fondi dell’agricoltura per pagare qualche briciola di indennizzi ai pastori è inaccettabile. Il lupo e gli ibridi sono dello stato che non ce li vuol togliere di torno. Quindi trovino i soldi altrove, non nelle risorse del Programma di sviluppo rurale e ci devono pagare tutte le perdite, no le briciole. E gli ibridi di cui il ministro, pare, poco sapeva? Di quelli che ce ne facciamo? E poi in un futuro ideale non ci dovrebbe essere né l’eliminazione del 5 per cento dei lupi né gli indennizzi. Chiediamo solamente di liberare il territorio che siamo noi a mantenere e non gli ambientalisti che pretendono di dettar legge su come si allevano le pecore».
Franceschelli è per una manifestazione. «Voglio raccontare a tutti la mia vita – dice –. Lavoro con le pecore da quando avevo nove anni, mi alzo alle 5 e vado a letto a mezzanotte. Ma dormo a tratti per sorvegliare i predatori. Questa non è vita, né per me né per la famiglia. Guadagni zero e perdite soltanto. Le tasse? Non le ho più pagate. I soldi non ce li ho».
Franceschelli la cui storia è sovrapponibile a quella di tanti colleghi lancia loro un appello disperato. «Bisogna unirsi – dice – mettersi in testa che quegli animali, creati e portati qui dall’uomo, vanno tolti. Non possiamo continuare così. Colpa dei politici che non decidono. E colpa delle associazioni che non si accordano. Ora è il momento di farlo, l’accordo. Partiamo, prima che partano altre decine di aziende e migliaia di pecore».
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