Il Tirreno

Grosseto

lo sfratto

Utilizza la casa popolare come seconda abitazione

MASSA MARITTIMA. A volte capita anche ai Comuni di dover dare uno sfratto. Le amministrazioni infatti sono chiamate a gestire e a controllare ciò che concerne le abitazioni popolari e quando...

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MASSA MARITTIMA. A volte capita anche ai Comuni di dover dare uno sfratto. Le amministrazioni infatti sono chiamate a gestire e a controllare ciò che concerne le abitazioni popolari e quando incontrano morosi sulla propria strada sono costrette a intervenire.

Figuriamoci poi se l’inquilino in questione, oltre che ad essere indietro con i pagamenti di diverse mensilità, utilizza soltanto saltuariamente l’appartamento che gli è stato dato in concessione, entrando e uscendo quasi fosse una seconda casa.

Tutto ciò capita a Tatti, piccolo e grazioso borgo sulle colline di Massa Marittima. In una delle viuzze che caratterizzano il centro storico c’è uno di questi appartamento popolari, assegnato dall’Edilizia provinciale Grossetana ad un settantenne, che a suo tempo ha dimostrato di avere tutti i requisiti per potervi accedere, risultando idoneo.

Così entra nell’appartamento e ci si trasferisce: il trasloco avviene alcuni anni fa. Il tempo poi scorre nella piccola frazione massetana, ma qualcosa non torna. Dagli uffici grossetani dell’Edilizia Provinciale parte una comunicazione destinata al municipio della Città del Balestro, in cui si spiega che il settantenne sta accumulando arretrati su arretrati per quanto riguarda l’affitto. E sono davvero tanti agli arretrati: tutti i mesi compresi nell'arco di tempo tra il gennaio 2014 e l'aprile 2016.

In questo modo partono i controlli da parte delle autorità massetane ed emergono altri aspetti legati all’uso che questa persona fa dell'alloggio popolare. In pratica, ci trascorre qualche notte e poi sparisce per giorni, andando a vivere chissà dove. Come risulta dai verbali della polizia municipale, infatti, il settantenne «vi si reca solo saltuariamente e non si conosce il domicilio». Da qui il provvedimento di revoca da parte degli uffici amministrativi, basato sia sulla morosità superiore ai sei mesi «nel pagamento del canone e delle quote accessorie», ma anche per l'ipotesi che «il nucleo familiare abbia abbandonato volontariamente l'alloggio o non vi abiti più stabilmente».

Insomma, stando ai documenti, ci sono tutti i presupposti per la revoca, che dovrà avvenire entro il 18 maggio: termine entro cui l'uomo dovrà restituire le chiavi dell'appartamento. (a.f.)

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