Proteste
«Stupore per la variante adottata per Batignano»
Al processo Canuti-Gorelli parla l’avvocato Mussio, la cui famiglia si era rivolta al Tar «Disatteso lo spirito del piano strutturale». Ma la difesa dà battaglia sulle norme
GROSSETO. «Mio padre aveva espresso stupore e sdegno per quella variante, una decisione che, mi diceva, aveva disatteso lo spirito del piano strutturale». Francesco Mussio, avvocato come suo padre Donato scomparso qualche anno fa, riassume così i motivi per i quali la sua famiglia si era opposta anche con due ricorsi al Tar a quella variante che avrebbe cambiato destinazioni e volumetrie di terreni nei pressi di Batignano. Variante che avrebbe penalizzato la sua famiglia a vantaggio - è la tesi dell'accusa - di quella del suocero dell'allora assessore Moreno Canuti.
Parla ancora l'accusa al processo nei confronti di Canuti e dell'architetto Gianfranco Gorelli, entrambi presenti all'udienza di ieri. Corruzione aggravata l'ipotesi, affidamento della redazione del regolamento urbanistico in cambio di volumetrie residenziali anche per recupero e trasformazione. Mussio riferisce i racconti di suo padre e gli incontri da questi avuti con l'assessore nel 2009: «Dopo quello del 29 giugno, mio padre mi disse che Canuti aveva riconosciuto come corretto il ragionamento e che sarebbe stato opportuno spostare la linea dell’Utoe a tutta la particella e non solo alla metà. A settembre si risentirono e fecero un sopralluogo. Ma perché l'assessore non disse a mio padre che il 30 giugno, cioè un giorno dopo l'incontro, la giunta avrebbe approvato la delibera che stravolgeva il piano?». Oltre tutto, a novembre, a suo padre venne comunicato che sulle tre particelle delle famiglie Mussio e Guidoni non c'era più volumetria. Da una carta che sarebbe stata esibita da Canuti sarebbero spuntati 7.000 metri cubi nella proprietà del suocero dell'assessore, «ma mancavano i criteri, non c’era nemmeno la ricucitura con il paese…». Singolare fu poi per Donato Mussio che uno degli altri comproprietari di quei terreni si fosse opposto fermamente, già il 30 giugno 2009, in un’apposita riunione, allo spostamento dell'Utoe.
I difensori degli imputati hanno preteso chiarezza sugli strumenti normativi che sarebbero dovuti essere applicati nel caso. C'è stata qualche incomprensione sui riferimenti, mentre Canuti ha più volte scosso la testa alle parole di Mussio. È vero, ha chiesto l'avvocato Domenico Rechichi (per Canuti), che la delibera del 29 giugno avviava il procedimento della variante, non approvava la variante? «È vero - ha risposto Mussio - ma nel 2011 la variante fu comunque approvata dal consiglio comunale». È vero anche che il Tar aveva respinto le sospensive sia per il primo che per il secondo ricorso. E che nell'aprile 2010 Mussio senior si rivolse a Luca Montemaggi, allora capogruppo di minoranza: «Mio padre non riusciva ad avere i documenti, si rivolse al consigliere comunale, che aveva anche fatto pratica nel nostro studio». L'avvocato Amante (per Gorelli) ha fatto notare che la disciplina dell'Utoe in realtà non è mai variata. E perché, ha chiesto il codifensore Pinucci, avete rinunciato ai ricorsi? «Sono cambiate le nostre strategie - ha risposto Mussio - di mia sorella e mia; la tassazione era aumentata e rischiavamo di pagare per appartamenti che non più venduti».
I testimoni da ascoltare sono ancora molti ma l'audizione del dirigente Marco De Bianchi potrebbe far luce sui risvolti normativi e pratici. Se ne riparlerà a novembre.
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