Sicurezza
«Anche le correnti ci scagionano»
Acquedotto spiega ad Arpat perché non c’entra con i batteri
GROSSETO. Un po’ la distanza (ben diciannove chilometri). Un po’ le correnti (da nord ovest a sud est). Un po’ l’assenza, nei giorni precedenti il prelievo, di sversamenti o altre anomalie dagli scolmatori che, per una via o per l’altra, portano al mare.
Acquedotto del Fiora respinge l’ipotesi formulata da Arpat e dal Comune di Grosseto nei giorni scorsi che imputavano a materiale biologico fuoriuscito dal deputatore di San Giovanni (che serve Grosseto) la causa dell’aumento di batteri fecali nello specchio d’acqua a sud del porto di Marina di Grosseto, che ha costretto il sindaco a emanare un’ordinanza di divieto della balneazione (ora revocata).
Il Comune aveva parlato di black out del depuratore; l’Arpat ha riferito che i suoi tecnici il 27 aprile, durante un controllo, avevano visto materiale «acque torbide, con colorazione scura e con presenza di solidi in sospensione» nel reticolo idrico del fosso dei Mulini, dove scarica il depuratore di San Giovanni. Quel materiale poteva esserci anche il 26 aprile, giorno del campionamento?
Ebbene, l’Acquedotto del Fiora, con lettera datata 29 aprile (protocollo 12719), smonta entrambe le ipotesi.
Impossibile, dice il Fiora, che il materiale sia arrivato dal fosso Razzo (o dei Molini), che parte dal depuratore San Giovanni e finisce nell’Ombrone a un chilometro dalla foce.
Il tragitto, infatti, è di 13 chilometri. L’eventuale materiale organico impiega 12 ore circa a percorrerlo e nel viaggio – spiega il Fiora – subisce un processo di autodepurazione. Se anche così non fosse accaduto (secondo un’ipotesi estremamente cautelativa), da lì al punto di campionamento a sud del porto di Marina dove sono stati rinvenuti i batteri fuori norma ci sono altri 14 chilometri: uno per arrivare alla foce dell’Ombrone e 13 da lì in direzione nord fino al porto.
A questo punto l’Acquedotto produce, come prova, le immagini delle correnti marine registrate dal Lamma il 28 aprile, quando teoricamente, finito il tragitto dal depuratore alla costa, feci e batteri possono essersi presentati in mare. Le correnti erano inequivocabilmente da nord ovest a sud est: come è possibile che gli scarichi fognari si possano essere mossi con la corrente contraria? Per di più, aggiunge il Fiora, nei due punti intermedi di campionamento tra la foce dell’Ombrone e il porto (La Vera e Principina a Mare) le analisi hanno dato esito negativo: l’acqua era pulita.
Secondo il Fiora è da escludere anche che i batteri possano essere arrivati dai due scolmatori che si riversano nel canale San Rocco (quello del depuratore di Marina e quello del fosso Beveraggio a Barbanella, fosso che finisce nel San Rocco) perché nei giorni precedenti non sono segnalate anomalie di funzionamento.
Il sensore al fosso Beveraggio ha segnato un picco solo il 28 aprile e i campioni prelevati quel giorno dicono che l’acqua a Marina era pulita. (f.f.)
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