Il Tirreno

Grosseto

«Donata non fu presa per il collo»

«Donata non fu presa per il collo»

La perizia difensiva di Giuseppe Di Gioia smonta le conclusioni della Procura

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GROSSETO. La perizia medico-legale della Procura parla di una microfrattura al collo. E indica, come probabile concausa della morte di Donata Muccio, il fatto che suo figlio, Giuseppe Di Gioia, avesse preso per il collo l’anziana nel suo appartamento di via Sauro, al culmine di una lite.

La perizia del medico Giulia Nucci, incaricata dalla difesa, spiega invece che quella lesione che non era stata evidenziata dalla tac potrebbe essere stata provocata dalla caduta della donna oppure dalle manovre di rianimazione dei sanitari. «A breve - dice l’avvocato Sabrina Pollini - avremo i risultati della nostra perizia che sarà consegnata alla magistratura e che potrebbe raccontare uno scenario diverso da quello ipotizzato dalla Procura».

Quello che sembra comunque certo al momento, è che il consulente incaricato dalla Procura di scandagliare il pc e il telefono dell’uomo a caccia di debiti di gioco che lo avrebbero spinto ad uccidere la madre, non avrebbe per ora trovato nulla. «Di Gioia non aveva alcun debito né finanziamento attivato - dice l’avvocato pollini - e soprattutto non è un ludopatico». Quello che sarebbe successo in via Sauro, il 24 ottobre dell’anno scorso, sarebbe stato quindi solo un terribile incidente: Di Gioia litiga con la madre cardiopatica, forse la strattona. La donna si accascia uccisa da un malore. «Sul collo della signora Muccio - prosegue l’avvocato pollini - non sono stati trovati segni, che sia stata presa per il collo sembra quindi impossibile».

Giuseppe Di Gioia è tornato a casa dalla sua famiglia, dove, nei mesi scorsi ha anche ricevuto alcune minacce.

I prossimi appuntamenti quindi sono il deposito di entrambe le perizie, quella medico legale di parte e quella tecnica. (f.g.)

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