Gioco
Via alle firme pro fusione Ma il sindaco tira il freno
Parte da Pescina di Seggiano la raccolta delle sottoscrizioni per il referendum L’altolà di Secco: «Il mio Comune è sano e deciderà da solo se e con chi unirsi»
SEGGIANO. Il coordinatore dei fusionisti amiatini Marcello Bianchini e il consigliere di minoranza di Seggiano Stefano Chiappini aprono la raccolta di firme per celebrare il referendum con lo scopo di ottenere dai cittadini il consenso necessario per la fusione di Castel del Piano e di Seggiano. Ma il sindaco di Seggiano Gianpiero Secco frena subito e smonta la fretta dei fusionisti.
La raccolta di firme è cominciata il primo maggio da Pescina, frazione di Seggiano, «e tutti coloro a cui è stato chiesto di firmare per il referendum – assicura Bianchini – hanno detto sì e sottoscritto la richiesta». I fautori della fusione lanciano strali contro l’attuale Unione dei Comuni Amiata Grossetana: «Una baraonda perditempo e sprecasoldi – la definisce Bianchini – che potrebbe, forse, funzionare se fosse ristretta a due, massimo tre enti, dopo avere completato l’indispensabile unificazione fra alcuni dei sette Comuni che al momento ne fanno parte, con possibile /auspicabile scorporo di Monticello Amiata da Cinigiano».
Ma non è tutto così scontato, come i fusionisti vorrebbero far apparire, anche se ultimamente, l’idea di costituire enti più ampi e popolosi è stata supportata dalle sortite di esponenti istituzionali, come i vicesindaci di Castel del Piano e Semproniano, Salvatore Panebianco e Lucio Corsetti, che hanno aperto e caldeggiato l’idea di una fusione non obbligata ancora dalla Regione, ma auspicata.
Si tratta di vedere quale tipo di fusione, con chi e quanto grande. E qui sorgono i problemi. Anche perché Seggiano (di cui Pescina fa parte) tirato in ballo da Panebianco, Bianchini e altri, non è per nulla d’accordo con le aspirazioni fusioniste avanzate da alcuni. Il sindaco Gianpiero Secco, infatti, ribadisce molto decisamente, quanto detto qualche tempo addietro: «Non sono contrario in termini di principio alle fusioni e sicuramente è un discorso da affrontare Ma detto questo, alle sortite che tirano in ballo Seggiano manca qualcosa. L’opinione di Seggiano. Non si può fare una squadra – osserva – senza sentire i giocatori. E i giocatori non sono stati sentiti».
Il primo cittadino di Seggiano, poi, entrando nel merito, è ben chiaro: «Noi, a Seggiano – spiega – non siamo alla canna del gas. Abbiamo chiuso il bilancio fra i primi, con un ottimo avanzo di amministrazione. Abbiamo una buona organizzazione. Stiamo facendo cose importanti, come il laghetto di pesca sportiva. In termini di immagine andiamo alla grande. Mi riferisco alle giornate del Fai, alle relazioni col Giappone, ai nostri marchi. Dunque dico che se la Regione ci chiederà di fonderci per forza, sceglieremo da noi il nostro partner. Che sarà quello che porterà a Seggiano un valore aggiunto. Vogliamo fare, ma solo se obbligati, un matrimonio di interesse e con quel partner cercheremo un accordo».
E infine, della necessità di un referendum per sentire i cittadini si posiziona anche la minoranza di Castel del Piano: «L’Unione – dice il capogruppo di minoranza Sandro Ginanneschi – non ha portato esiti favorevoli, però bisogna pensare bene a cosa verrebbe fuori con queste fusioni. Vogliamo sentire la gente. Queste cose non possono essere fatte d’imperio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
