Sicurezza
«Amici Miei, io rinuncio alla prescrizione»
Massimiliano Palazzesi chiede alla magistratura di essere giudicato nel merito: sono disgustato
CAMPAGNATICO. Quando aveva parlato in aula come testimone, si era sfogato: «Io sono disgustato da quanto è successo - aveva detto rispondendo al pm Stefano Pizza in un’udienza del processo all’ex sindaco di Campagnatico, Elismo Pesucci, nel luglio 2011 - Se lei mi avesse sentito prima di arrestarmi... Sono state periziate cose inesatte... Io ce l'ho con chi ha fatto le indagini...».
Si era tenuto tutto dentro dal 2009, quando scattarono le misure. Adesso Massimiliano Palazzesi, già responsabile della Perna Elio & C. costruzioni, torna a far sentire la sua voce. Perché quella richiesta di archiviazione per il secondo ramo dell’inciesta “Amici Miei” proprio non gli va giù: «Ho già formalizzato la rinuncia alla prescrizione».
Insomma, Palazzesi vuole essere giudicato nel merito. «Con profondo rammarico ho appreso che la richiesta di archiviazione non era determinata dall’insussistenza dei fatti in contestazione (nel mio caso si trattava di un’ipotesi infondata di corruzione) ma dell’intervenuta prescrizione». Di cosa era sospettato Palazzesi? Di aver fornito materiali e di aver eseguito lavori con la propria impresa in casa di Pesucci, ad Arcille, per oltre 36mila euro. Forniture di cemento armato e lavori di fognatura. L’ex sindaco non avrebbe pagato. Palazzesi aveva spiegato in aula che a Pesucci era stato chiesto di pagare ma che non era preoccupato del debito («per me era persona solvibile, avanziamo 1,3 milioni di euro da enti e privati»). Adesso aggiunge: «I lavori erano stati regolarmente fatturati e a fronte di questi vi è stato integrale e regolare pagamento». Il sospetto dell’indagine era che la Perna avrebbe pagato così il prezzo di aver ottenuto appalti di opere pubbliche. Palazzesi ricorda: «Nel 2009 sono stato sottoposto ingiustamente alla misura cautelare del carcere, quindi degli arresti domiciliari e poi all’obbligo di firma, ho dovuto anche recepire la richiesta da parte del pm di sottoporre la mia azienda familiare, che da oltre cinquanta anni opera correttamente sul mercato, all’interdizione per un anno dai pubblici appalti, cosa per fortuna mai avvenuta, quindi per altri sette anni non ho potuto sapere nulla di questo procedimento».
Adesso la richiesta di archiviazione, per lui come per altri trenta indagati, formulata dal pm che ha ricevuto in eredità il corposo fascicolo, rimasto in attesa di uno sfogo. Il pm Marco Nassi ha detto che i reati ci sono, ci sono tutti, ma che il tempo è trascorso senza che si potesse procedere a una definizione.
«Questi accadimenti hanno profondamente sconvolto la mia vita e quella dei miei cari - conclude - e credendo io fermamente nella legge e in chi la applica e non tollerando abusi e ingiustizie di sorta, ho già formalizzato alla cancelleria del gip di Grosseto la rinuncia alla prescrizione». (p.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
