Il Tirreno

Grosseto

«Dopo i batteri, chiarezza sul canale»

di Francesca Ferri
«Dopo i batteri, chiarezza sul canale»

Marina di Grosseto, il presidente della Pro loco chiede il monitoraggio del San Rocco «per la salute di cittadini e turisti»

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GROSSETO. Non solo l’acqua del mare deve essere limpida. Marina di Grosseto chiede chiarezza anche sul canale San Rosso, il fosso artificiale che sfocia proprio a Marina, dopo aver attraversato il porticciolo turistico.

«Perché se questa cosa fosse successa a giugno, sarebbe stata una tragedia», dice il presidente della Pro loco di Marina, Andrea Cappellini.

«Questa cosa» è lo sforamento dei valori di batteri fecali, risultati doppi rispetto al limite soglia in un campione di acqua di mare prelevato dall’Arpat a sud del porto durante un controllo di routine il 26 aprile. Una brutta sorpresa seguita all’allarme, lanciato pochi giorni prima – e rimbalzato con enorme eco in tutta Italia tramite Facebook – dalle “iene maremmane” di presunti sversamenti di petrolio sulla spiaggia dall’idrovora dell’avamporto (sversamenti smentiti dal Porto e su cui faranno chiarezza le analisi dell’Arpat, pronte a giorni).

Quel che preoccupa il presidente della Pro loco oggi sono, però, i valori fuori norma dei batteri fecali e, in generale, ciò che viene riversato nel canale San Rocco dove, come noto, all’occorrenza possono finire anche le fogne nere di Grosseto e Marina tramite due scolmatori (uno al fosso Beveraggio di Grosseto e uno al depuratore di Marina).

«I marinesi hanno risposto in gran numero all’assemblea pubblica che abbiamo fatto martedì scorso sul caso delle “iene maremmane” – spiega Cappellini –. Sapremo reagire e siamo pronti ad affrontare la stagione al meglio. È chiaro però che le amministrazioni pubbliche dovranno dirci se vogliono puntare sul turismo e, se sì, dovranno fare chiarezza sul canale San Rocco».

Cappellini definisce anche cosa significa «chiarezza sul canale». «Il San Rocco – dice – deve essere posto in “sicurezza ambientale”, cioè va monitorato in tutto e per tutto. Bisogna capire che tipo di innesti fognari vi si immettono e sistemare la situazione, per la salute dei cittadini, dei turisti e per l’ambiente».

Ad oggi, invece, ancora non è chiaro cosa abbia provocato l’aumento dei batteri fecali registrato il 26 aprile.

«Arpat e Acquedotto del Fiora devono chiarire – dice ancora Cappellini –. Se succedeva a giugno era una tragedia. Chi di dovere deve adempiere alle sue competenze. E questo a prescindere dalle elezioni amministrative che ci saranno ora a giugno. Grosseto deve fare delle scelte. Se siamo distretto rurale d’Europa servono passione e investimenti. Il momento non è facile, siamo un po’ in difficoltà perché le risorse economiche sono calate. Ma siamo pronti da un punto di vista di organizzazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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