Sicurezza
Novantenni rapinate, in cella le badanti
Le anziane, che vivono in provincia di Padova, sono le zie di un agente della Municipale di Grosseto. Madre e figlia arrestate
MEGLIADINO SAN FIDENZIO (PD). «Mamma, speriamo che muoiano in fretta». Risposta: «Più lo dici e meno muoiono». Se volessero veramente la loro morte, questo non si sa. Certo è che non ci hanno pensato due volte a legarle, ferirle, spaventarle a morte e derubarle.
Onelia e Ancilla Tognolo, 95 e 93 anni, due anziane sorelle che abitano nel Padovano il cui nipote è agente della polizia municipale di Grosseto, pagavano mille euro al mese una badante che ha organizzato una rapina in casa loro.
Arpalice Giovannini, 45 anni, di Roveredo di Guà (Verona) e la figlia Giada Foscarin, 20 anni, disoccupata, hanno organizzato tutto nei minimi particolari. Hanno assoldato anche due complici, parenti stretti, perché serviva la forza di due uomini per legare al letto le povere anziane. Diecimila euro di bottino più qualche gioiello. Avevano due serpi in seno e non se ne rendevano conto.
L’hanno capito la mattina di giovedì 28 aprile quando i carabinieri di Este sono giunti all’alba per notificare l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari ad Arpalice Giovannini, regolarmente in servizio nell’abitazione di via Luppia Bassa, al confine tra Megliadino San Fidenzio e Montagnana. Poco dopo hanno raggiunto anche la figlia e le hanno contestato le stesse pesanti accuse.
Sono passati quattro mesi dal quel 16 dicembre. Tardo pomeriggio, il buio e il freddo della campagna. Qualcuno suona il campanello dell’abitazione. Le due sorelle aprono perché pensano che sia la loro badante, una donna che conoscono ormai da due anni.
L’ha contattata e contrattualizzata il nipote delle due, che lavora come vigile urbano a Grosseto.
In casa entrano due individui con il passamontagna calato sul volto. Le immobilizzano, legano loro polsi e caviglie e le fanno rimanere con la faccia rivolta contro il materasso.
Mentre uno rimaneva a controllare le due anziane, gli altri della banda hanno puntato direttamente verso alcune stanze, riuscendo a mettere le mani su una discreta somma in contanti e su una collana d’oro di proprietà di Onelia, un caro ricordo del passato.
In quella banda, oltre ai due uomini con il passamontagna, c'erano anche due donne: madre e figlia, la badante e la sua aiutante. Sì, perché Giada Foscarin è disoccupata e vista la sua disponibilità di tempo andava di tanto in tanto a sostituire la madre.
I carabinieri del capitano Giovanni Truglio hanno capito subito che c’era qualcosa che non andava. Durante il sopralluogo si sono resi conto che c’era troppo ordine in quella casa. Erano stati aperti solo i cassetti giusti.
Gli investigatori dell’Arma sono partiti da questo dato di fatto. Hanno avviato poi l’attività tecnica, con intercettazioni telefoniche e ambientali. Hanno ascoltato madre e figlia mentre ideavano un depistaggio.
«Abbiamo smesso di chiamarli tutto su un colpo» dice Arpalice riferendosi agli altri due complici. «Bisogna cominciare a richiamarli» concorda la figlia.
Nell’ambito dell’attività d’indagine le due sono state sentite varie volte e sono cadute spesso in contraddizione.
A questo quadro già pesante si è aggiunto un altro particolare: due ore prima della rapina la loro Fiat Punto si trovava lì davanti all’abitazione delle anziane.
Secondo i carabinieri quel giorno fecero irruzione in casa quattro persone, ma si cercano altri eventuali complici.
e.ferro@mattinopadova.it
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