Toscana
Fusione o “spezzatino” Futuro incerto in Amiata
Il vicesindaco di Semproniano lancia l’allarme contro proposte di aggregazione tese a non perdere gli incentivi regionali: «Distruggono l’unità della montagna»
SEMPRONIANO. «Se facendo le fusioni a pezzi, qualcuno vuole spacchettare l’Amiata, ha trovato il modo giusto per farlo». Lucio Corsetti, vicesindaco di Semproniano, contesta duramente l’appello del vicesindaco di Castel del Piano Salvatore Panebianco che, uscendo allo scoperto un paio di giorni fa, ha lanciato la proposta di fare una fusione fra Castel del Piano, Arcidosso e Seggiano e accelerare i tempi per centrare l’obiettivo e non perdere gli incentivi che la Regione offre ai Comuni che si fondono.
Corsetti, che a sua volta, da tempo, aveva ipotizzato la possibilità di riunire tutti e sette i Comuni amiatini per dare vita ad un unico ente, sbotta: «Se ogni paese propone un pezzetto di fusione si rischia davvero di spezzettare la montagna, storicamente una. Si vuole fare questo? Se cominciano a fondersi, ad esempio, Seggiano, Castel del Piano e Arcidosso, automaticamente si toglie al cono un pezzo di montagna che andrà a guardare verso la Val d’Orcia. Per cui, altri, guarderanno verso le colline del Fiora e dell’Albegna».
Scendendo nel dettaglio, ad esempio, «noi di Semproniano – dice – saremo di certo attratti da Saturnia a cui siamo vicinissimi, Roccalbegna potrà guardare a Scansano e Castell’Azzara a Piancastagnaio o a Sorano. Tutti badando ai propri interessi particolari. Ma questa è un’operazione che spacca un’entità, l’Amiata da secoli una, e bisogna ben pensare a quello che si fa».
La posizione di Corsetti ricalca qualche uscita che, ultimamente, altri hanno fatto, indicando nel “pacchetto Amiata” la salvezza dei Comuni montani. Si è puntato a un’idea di Amiata unitaria in occasione della presentazione della piattaforma turistica “destinazione Amiata”, si ripete sovente quando si invoca la realizzazione della strada del Cipressino, mostrando i muscoli di un’unità che poi resta forte solo a parole.
In effetti ultimamente l’Amiata, che ha provato con l'Unione dei comuni a restare unita, ha mostrato tutti i segni della sua incapacità a fare un discorso unitario, tanto che il Comune di Cinigiano è uscito dall’Unione per aderire ai progetti di Civitella e Campagnatico. Monticello Amiata ha mostrato, invece, la volontà di restare ancorato alla montagna, proponendo la sua “annessione” ad Arcidosso.
Insomma, un momento di incertezza e di confusione, per superare il quale ci sarebbe bisogno di avere un progetto ben delineato per il futuro. Un progetto con contenuti efficaci. Pochi cittadini credono alle fusioni come panacea di tutti i mali, anche perché gli incentivi promessi dalla Regione in caso di fusione durerebbero per soli dieci anni. E poi?
Insomma, un programma progettuale, al momento, non c’è. Si parla di soldi che arriverebbero senza sapere cosa se ne farebbe. Alle esternazioni di Panebianco, dunque, Corsetti replica. «La fusione – dice – è un argomento serio. Non si può dire che occorre cominciare da una parte e poi il resto verrà da sé. Bisogna avere ben chiaro che l'Amiata deve rimanere insieme. Occorre giocare sui molti punti unitari che possediamo e non sulle differenze che ci porterebbero a fare politiche particolari e dissociative. L’Amiata la fusione la deve fare con tutta l’Amiata. Altrimenti si fanno interessi di brandelli di territorio che porteranno poco beneficio a una terra già di per sé molto martoriata».
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