Sicurezza
Batteri fecali a Marina: è giallo sulle cause
Per l’Acquedotto del Fiora «non provengono dal depuratore». Ma l’Arpat è sicura: «Abbiamo visto fanghi biologici»
GROSSETO. È giallo su cosa abbia provocato, il 26 aprile scorso, lo sforamento dei valori dei batteri fecali nelle acque di Marina di Grosseto, lato sud del porto.
Ed è questa, la mancanza di certezze su cosa è accaduto, la cosa che meno ci voleva in un momento delicatissimo per la stazione balneare, finita nel tritacarne di Facebook per un presunto inquinamento da idrocarburi – per il quale si attendono i risultati delle analisi dell’Arpat – e ritrovatasi ad avere nel tratto di mare a sud del porto uno sforamento di escherichia coli (doppi rispetto al limite per la balneazione) ed enterococchi intestinali (sopra soglia, ma più contenuti), cioè i batteri tipici presenti nelle fogne.
Giovedì sera il sindaco Emilio Bonifazi ha emanato un’ordinanza di divieto di balneazione per il tratto tra la foce del canale San Rocco e il limite nord della concessione del Cieloverde, fino a quando, a seguito di ulteriori indagini e analisi, l’Agenzia non comunicherà che il problema è rientrato. Il modo più brutto per iniziare la stagione balneare, che si inaugura domani, 1º maggio.
Ma cosa ha provocato lo sforamento? È qui che le cose si complicano. Due giorni fa, alla pubblicazione dei dati con i valori sballati, il Comune ha ipotizzato «un black out di pochi minuti del depuratore San Giovanni», che serve la città di Grosseto.
L’ipotesi deriva da quanto i tecnici dell’Arpat riferiscono di aver visto il 26 aprile, quando sono andati a Marina per il campionamento di routine delle acque di balneazione, quello dalle cui analisi sono risultati valori fuori norma proprio di batteri fecali.
Il personale dell’Agenzia dice di aver visto con i propri occhi «acque torbide, con colorazione scura e con presenza di solidi in sospensione» nel reticolo idrico del fosso dei Mulini, dove scarica il depuratore di San Giovanni e che si immette nel canale San Rocco e da lì arriva al mare.
L’Arpat ha quindi inviato una nota informativa al Comune, alla Regione e all’Acquedotto del Fiora, precisando che «gli operatori si sono recati presso il depuratore verificando che dai sedimentatori 2 e 3 fuoriuscivano fanghi biologici che erano trascinati con l’effluente nel recettore finale fosso dei Mulini». La nota si chiude con la richiesta di chiarimenti.
Dal canto suo, però, l’Acquedotto del Fiora, che gestisce il depuratore, nega ogni responsabilità. «La non balneabilità del lato sud della foce del Canale di San Rocco a Marina di Grosseto non è imputabile a impianti di Acquedotto del Fiora», spiega il gestore del servizio idrico in una nota.
«I due scarichi recapitanti direttamente o indirettamente nel fosso di San Rocco, ossia lo scolmatore della rete di adduzione al depuratore di Marina di Grosseto e lo scolmatore della rete di adduzione al depuratore di San Giovanni, situato nei pressi del fosso Beveraggio – spiega il Fiora – non sono entrati in funzione nei giorni precedenti alla data in cui sono state eseguite le analisi Arpat, pertanto non si sono verificati scarichi nel fosso di San Rocco». L’Acquedotto precisa anche che «in tale periodo non è avvenuta alcuna rottura della rete fognaria afferente al depuratore di San Giovanni (il quale scarica nel fosso Razzo o dei Molini), né esso è stato interessato da alcun black out elettrico. Pertanto, allo stato attuale la situazione di non balneabilità non è imputabile a impianti gestiti da Acquedotto del Fiora».
Cosa dunque ha provocato una carica batterica così alta? E, se i batteri non sono arrivati dal canale San Rocco, da dove provenivano? Marina di Grosseto, i suoi abitanti, gli operatori e i turisti che si apprestano a prenotare le vacanze attendono una risposta.
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