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Grosseto

l’ordinanza

Via il banco del pesce dal mercato coperto

GROSSETO. Prima aveva concesso la sospensiva e ora, a distanza di tre settimane, la revoca. L’ordinanza è arrivata da pochi giorni e riguarda lo sfratto dal mercato coperto del banco della Fratelli...

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GROSSETO. Prima aveva concesso la sospensiva e ora, a distanza di tre settimane, la revoca. L’ordinanza è arrivata da pochi giorni e riguarda lo sfratto dal mercato coperto del banco della Fratelli Ciampoli, il banco del pesce che dovrà essere tolto per aver superato il numero delle assenze consentite per malattia dei soci.

Un’ordinanza contro la quale, ovviamente, l’avvocato di Adolfo Ciampoli, Fabio Tavarelli, appellerà al Consiglio di Stato. L’ordinanza di fatto ribalta il provvedimento del presidente del Tar di venti giorni fa che avevaconcesso la sospensione, permettendo ai fratelli Ciampoli di tornare al mercato.

L’impresa, che è al mercato coperto da 40 anni, adesso sta vivendo un momento di grande incertezza, sia per la sentenza di merito, sia per le sorti dell’azienda che è al mercato da 40 anni e per ora deve nuovamente lasciare il posto di sempre. «L’ordinanza ha purtroppo analizzato la questione in maniera superficiale, poichè si fonda sulla circostanza che la ditta non abbia comunicato la malattia al Comune, ma ciò non è vero - spiega l’avvocato Fabio Tavarelli - perchè l'impedimento era permanente e il certificato che lo attesta era nelle mani dell’Ente». Adolfo Ciampoli si era ammalato gravemente, e il medico aveva prodotto un certificato che spiegava come l’uomo non poteva lavorare più di tre giorni alla settimana. «Faremo immediato reclamo al Consiglio di Stato, confidando che venga colta la gravità della situazione - aggiunge l’avvocato - nel frattempo speriamo che il Comune faccia velocemente il bando per assegnare oltre che il posto revocato, anche gli altri dieci posti liberi, così i fratelli Ciampoli potranno riconquistare la tranquillità lavorativa».

Una scelta, quella del Tar che ha emesso ora l’ordinanza che conferma quello che l’amministrazione, per bocca dell’assessore allo Sviluppo Economico Emanuel Cerciello aveva già detto. «Avevamo spiegato che l’amministrazione aveva semplicemente applicato la legge, venendo incontro più volte alle difficoltà degli assegnatari ma alla fine dovendo comunque far rispettare le regole - dice Cerciello - l’avvocato di parte aveva accusato i nostri funzionari di essere ottusi e burocratici anche se era stato ampiamente spiegato che veniva palesemente sottovalutata la differenza che passa tra gli obblighi di una ditta individuale e gli obblighi che riguardano invece quella che era diventata una società di capitali. Quello che è cristallizzato nell'ordinanza è la ragionevolezza e la correttezza dell’atteggiamento assunto dal Comune». (f.g.)

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