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Predatori: nuovo attacco a Istia d’Ombrone

Predatori: nuovo attacco a Istia d’Ombrone

Aggressione in pieno giorno al gregge di Ettore Monni, già vittima di altri assalti «Siamo davanti al bivio: o le pecore o i lupi. Non c’è altro da aggiungere»

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ISTIA D’OMBRONE. Mentre è in drittura d’arrivo l’incontro tanto atteso del 4 maggio fra il ministro dell’ambiente Galletti da un lato e istituzioni, associazioni e allevatori dall’altro, coordinati dalla vicesindaca di Magliano in Toscana Mirella Pastorelli, anche assessora alle predazioni, si continuano a consumare aggressioni di predatori ai greggi nel territorio grossetano.

Ieri mattina, in pieno giorno, a 3 chilometri da Istia d’Ombrone il gregge dell’azienda di Ettore Monni ha subito un altro attacco di un predatore: «Molto probabilmente lupo o ibrido – spiega Ettore Monni – in quanto, la pecora ha riportato le ferite tipiche di questi casi: azzannamento sotto la gola e tutta la mammella mangiata. Uno strazio. Io e mio fratello non ne possiamo più; come tanti altri nostri altri colleghi, del resto, come ha dimostrato la convention di Manciano dello scorso 21 aprile a cui ho partecipato. Qui siamo davanti a un bivio», sbotta Monni. Anzi, «al bivio. O gli ovini o i lupi. Non abbiamo altro da aggiungere».

Monni è arrabbiato. In questi primi mesi dell’anno sono già tre gli attacchi che ha dovuto subire il suo gregge. I predatori riescono pure a vederli da lontano e si sentono accerchiati: «Abbiamo l’azienda-dice- proprio davanti al Tino di Moscona, una zona piena di predatori e particolarmente insidiosa. La notte rimettiamo le pecore nei chiusioni e lì i predatori non sono in grado di arrivare. Ma di giorno occorre farle pascolare, mangiare. Così i predatori che sono impediti nei loro propositi la notte, attaccano di giorno. I predatori li vediamo spesso mentre noi siamo al capannone. Si aggirano attorno all’azienda e non possiamo farci nulla. Qui è uno strazio continuo. E' il momento di dire basta. O noi o loro».

L’azienda dei Monni non è la sola a essere attaccata. Di recente un vicino dei Monni, Davide Lozzi, ha avuto quattro aggressioni nell’arco di 15 giorni e quasi tutte in pieno giorno. In tre mesi ha perso 15 pecore: «Ho 22 anni – commentò Davide Lozzi – e ho scelto di fare l’allevatore, come mio padre. Ma è un mestiere che è diventato impossibile. Negli ultimi cinque anni tutto ci è caduto addosso. Non credevo di dover allevare pecore per dar da mangiare ai lupi o chi per loro». Esattamente la stessa cosa che dice Ettore Monni: «Situazione disperata – chiude – a cui se non si mette mano soccomberemo. E sarà una catastrofe per tutta l’economia della provincia». (f.b.)

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