Il dolore
Chiesti 27 anni di condanna per Schettino
Al primo round a Firenze la Procura generale alza il tiro rispetto alla stessa requisitoria dei magistrati grossetani
FIRENZE. Sarà molto più rapido di quanto si potesse preventivare il secondo atto del processo per il naufragio della Concordia. Ieri, alla prima udienza, non ci sono stati questioni preliminari, di alcun genere: né la difesa di Francesco Schettino - condannato in primo grado a 16 anni e 1 mese - ha sollevato la questione dell’annullamento del processo di primo grado che era stata annunciata.
Così si va avanti nel merito. Ed è un merito per il quale la difesa del comandante della Concordia che il 13 gennaio 2012 colpì lo scoglio delle Scole dovrà lavorare duramente. Perché la Procura generale ha chiesto per Francesco Schettino una pena di 27 anni e 3 mesi. Molti più alta di quella inflitta in primo grado dal Tribunale di Grosseto (16 anni e 1 mese) ma anche più alta di quella all’epoca sollecitata dalla Procura di Grosseto (26 anni).
Il sostituto della Procura distrettuale, Giancarlo Ferrucci, ha così differenziato le richieste per ciascuno dei reati per i quali Schettino - che ieri non era presente - è imputato: la pena per il naufragio (con l'aggravante della colpa cosciente) dovrebbe essere portata da 5 a 9 anni, quella per l'omicidio colposo plurimo da 10 a 15, quella per l'abbandono di persone incapaci da 1 anno a 3 anni. E infine l'arresto di un mese (per le false comunicazioni all'autorità marittima) sempre secondo la Procura generale dovrebbe essere portato a tre mesi. Le richieste sono contenute in una relazione depositata tre giorni fa. «Schettino - ha detto - ha avuto colpa per l'urto e la gestione dell'emergenza. Inoltre aveva il dovere morale ovvio di non abbandonare la nave. Pensò alla carriera ma il tribunale non ha sanzionato adeguatamente il suo comportamento, che andò a disdoro della marineria italiana».
Il magistrato ha parlato dopo che il sostituto procuratore grossetano Alessandro Leopizzi (presente con la collega Maria Navarro), che è intervenuto per circa tre ore, ha sostenuto che la difesa del comandante della Costa Concordia naufragata il 13 gennaio 2012 ha presentato una relazione che «mostra un limite generico in questo approcciarsi a un dibattimento che comunque è stato esaustivo e esplicito e basato su prove documentali e non»; inoltre, ha aggiunto il pm grossetano, «non si può dire che la colpa fu di altri, fu anche di altri. Ma ciò non cancella le colpe di Schettino». Leopizzi, in sostanza, ha anticipato le possibili obiezioni degli avvocati Saverio Senese e Donato Laino. Schettino punta di nuovo ad allargare le responsabilità, perché la sua - come disse al processo - fu solo «una quota».
Ma la Procura non ci sta. Ciro Ambrosio come Schettino? «Non si dica che la colpa è dell’ufficiale di guardia Ciro Ambrosio», che sostituiva Schettino, mentre questi era a cena con Domnica Cermotan, al comando della plancia. «La colpa è anche di Ambrosio», ha proseguito il pm, ricordando che ha patteggiato per questo. Ma «l'eventuale colpa di Ambrosio non cancella le colpe di Schettino», e «comunque Ambrosio non porta mai la nave fuori dalla rotta» che fu ordinata da Schettino, «lui rallenta l'esecuzione dell'accostata al Giglio, costringendo chi subentrerà ad andare più deciso», cioè lo stesso Schettino. La difesa, ha criticato ancora Leopizzi, «chiede come motivo di assoluzione non di far cadere la colpa cosciente, ma il fatto è che Schettino non sapeva dove era la nave», «e anche il solo pensare questo fatto, è confessorio di per sé di una colpa di Schettino».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
