Sicurezza
Cerciello dà le dimissioni «Ci hanno messi alla porta»
L’assessore alle Attività produttive lascia la giunta: l’Udc guarda al centrodestra Alle Regionali la scelta di stare con i democratici spaccando il partito
GROSSETO. Ha seguito fino all’ultimo la vertenza Mabro, è stato fianco a fianco con il commissario ministeriale Paolo Coscione nella trattativa per la cessione della fabbrica delle vestaglie azzurre e ieri ha aspettato che il sindaco Emilio Bonifazi tornasse da Firenze per presentare le proprie dimissioni. A poco più di due mesi dalla fine della legislatura, l’assessore allo Sviluppo economico Emanuel Cerciello ha deciso di lasciare la giunta. Dimissioni che sono arrivate dopo i recenti riposizionamenti politici della coalizione di centrosinistra in vista delle prossime elezioni amministrative.
Una decisione inaspettata, a due mesi dalla fine della legislatura. Perché lo ha fatto?
«Non c’erano problemi dentro la Giunta, ma le scelte del Pd in questa fase sono state scriteriate e incomprensibili e hanno avuto un riflesso politico che non potevo sottovalutare: il mio partito è stato messo alla porta per far entrare in coalizione Passione per Grosseto».
L’incompatibilità tra l’Udc e Passione è davvero così insuperabile?
«Passione, un anno fa, durante la campagna elettorale per le Regionali decise di correre da sola facendo una campagna elettorale aggressiva nei confronti del centrosinistra. Il Pd ci chiese di spaccare il partito e creare una lista civica, Il Popolo Toscano, con me presidente, l’unica lista che insieme al Pd appoggiava Enrico Rossi, in contrapposizione a Passione».
Poi le regionali sono passate e ora ci sono le amministrative.
«Oggi il Pd esuma un soggetto politico che gli ha sempre fatto campagna elettorale contro e che non ha mai ritrattato quello che ha detto durante le Regionali. Noi abbiamo spaccato un partito e oggi ci chiediamo perché ci sia stato chiesto questo sacrificio. Passione a livello regionale e nazionale stava con Denis Verdini che era in Forza Italia. poi è nata Ala che appoggia il governo Renzi».
Ma perché, secondo lei, il Pd avrebbe buttato l’Udc giù dalla torre?
«Qualche dirigente del Pd ci ha detto che questo è stato imposto. Anche il mio presidente Lorenzo Cesa alle regionali mi obbligava ad andare con Passione, ma io non dipendo dagli uomini ma dal partito e ho deciso di fare quello che ho fatto».
Lei quindi resta fedele alla linea?
«Ho cominciato a fare politica da ragazzino: ho avuto la tessera della Dc, poi quella del Ppi, del Ccd e dell’Udc. Non sono l’Ibrahimovic della politica. Il sistema slettorale ti obbliga a fare delle scelte di apparentamento, chi corre da solo è politicamente finito. Ma nelle alleanze ci sono soggetti e partiti che non la pensano nello stesso modo. Le scelte del Pd non le ho condivise ma le rispetto, da oggi però chiedo rispetto per quelle dell’Udc.
Si dice che siete pronti a presentare una lista a asostegno di Antonfrancesco Vivarelli Colonna. È vero?
«Presenteremo una nostra lista con 32 candidati, questo è vero. Ma sarà l’assemblea degli iscritti che due giorni fa mi ha chiesto di dimettermi a decidere se convergere nel centrodestra o correre da soli».
La decisione di lasciare la Giunta è stata davvero così improvvisa?
«La stavo maturando da tempo, ma volevo almeno portare a termine l’impegno che mi ero preso con l’assegnazione della Mabro. Ripeto: non potevo più stare nella coalizione di centrosinistra: o corriamo da soli o con altri. L’esperienza dell’Udc con questo centrosinistra è conclusa».
Cosa si porta dietro da questa esperienza come assessore?
«È stata una bellissima esperienza e per questo ho voluto ringraziare i miei colleghi di giunta e il sindaco che mi hanno dato questa possibilità. Fare l’assessore significa fare l’operaio della politica: ho affrontato problematiche e cercato di trovare soluzioni. Su circa 1.000 persone che si sono rivolte a me, 750 hanno avuto risposte, positive per il 60%. Mi dispiace per chi non ho potuto aiutare. Abbiamo lavorato molto sul rispetto delle regole, dalle ordinanze sui fruttivendoli che occupavano abusivamente suolo pubblico alle vertenze delle aziende del territorio e sono orgoglioso di aver creato il centro commerciale naturale cercando di mediare tra commercianti, amministrazione e associazioni di categoria. Ora torno alla mia attività, che in questi anni ho trascurato. In giunta, ripeto, c’è sempre stata armonia ma siamo stati presi in giro dal Pd».
Una scelta che è arrivata come un fulmine a ciel sereno per il sindaco Emilio Bonifazi. «Pur rispettando le sue scelte - dice - non posso che dolermi di una decisione arrivata per motivi esterni all’attività amministrativa vera e propria. Attività che in questi anni abbiamo tutti portato avanti insieme ad Emanuel, che ringrazio della collaborazione e dell’impegno garantito per il bene della città».
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