Gioco
Va a piedi fino a Roma per chiedere un lavoro
Dopo essersi candidato a un impiego con una scritta su una t-shirt Piero, 57 anni, continua la sua battaglia: «È la mia protesta civile»
GROSSETO. Ricordate Piero? Ha girato per strada, in centro-città, per giorni – dal 15 marzo – indossando una maglietta bianca con su scritto “Cerco lavoro”. E mentre si proponeva per un qualunque impiego, raccoglieva rifiuti tirandosi dietro un carrellino. La sua tattica di autocandidatura, pur originale, non ha dato risultati: e Piero Lanaro, 57 anni – torinese che vive in Maremma da più di cinque anni (prima a Roccastrada e poi a Grosseto)– è ancora disoccupato. Così ha deciso di cambiare il modus operandi della sua «protesta civile», dice lui della sua civile protesta diciamo noi. Partirà da Grosseto, a piedi: si tirerà ancora dietro il suo carrellino della spesa perché lungo il percorso continuerà a raccogliere cartacce, lattine e bottiglie che la gente “dimentica” per strada. E indosserà la sua t-shirt. Destinazione, Roma. La speranza? Che nel lungo tragitto qualcuno si accorga di lui e gli proponga un lavoro.
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Non ha pretese Piero, è pronto a svolgere qualunque mansione (anche part-time) purché gli assicuri qualche centinaia di euro al mese. Ha fatto i conti Piero: con circa 500 euro mensili potrebbe vivere. Ha lavorato come tecnico per Telecom e come metalmeccanico, alle rettifiche automatiche per Fiat; poi ha fatto l’imbianchino, ha venduto giornali per strada, ha scaricato treni per il colosso spedizioniero Gondrand; e, ancora, con le coop sociali – quando è incappato in qualche problema di salute – si è dato da fare nelle mense scolastiche e in qualche ufficio.
Prima di partire Piero ci ha scritto un’e-mail: «Dopo la mia protesta civile del 15 marzo – leggiamo – ho continuato a inviare curricula alle aziende, anche on-line. Ho interessato gli amministratori locali e regionali. E non avuto nessuna offerta neppure di un colloquio di lavoro e nessuna risposta positiva da parte di nessuno».
«Continuerò la mia protesta civile – spiega – per far valere il diritto al lavoro. Ho intenzione di raggiungere Roma, a piedi, sempre col mio carrello, con una maglia gialla con scritte di denuncia (nella foto). Stanchezza e invalidità permettendo, cercherò di continuare la raccolta di rifiuti riciclabili».
«Arrivato a Roma, intendo inviare una lettera di denuncia della mia situazione al presidente del Consiglio Matteo Renzi, al ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, al Capo dello Stato, e ai parlamentari».
«Spero, nel frattempo, di ricevere qualche offerta o il segnale di un interessamento da parte degli amministratori locali, almeno per un lavoro part time. In fondo, per vivere potrebbero bastarmi 450/600 euro al mese». La speranza di Piero è anche un’altra ed è riposta in seno alla Regione: «Spero che la Toscana attivi qualche Borsa Lavoro per l’inserimento delle persone diversamente abili, anche con un valore minore rispetto a quanto era stato ipotizzato».
Nel frattempo Piero ha scritto anche ai candidati a sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e Lorenzo Mascagni.
Partirà per Roma nelle prossime ore, Piero. Bisogna proprio lasciarlo andare? Possibile che non ci sia una soluzione?
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