Il dolore
Sfalci e cannucce? Li “ritira” il mare
Nel 2011 il Tar stabilisce che non spetta alla San Rocco ripulire. La Provincia dunque autorizza a far defluire tutto al largo
MARINA DI GROSSETO. Se il porto di Marina si riempie di cannucce, tronchi, sassi e altro materiale, magari meno innocuo, a chi spetta rimuoverli? In altre parole: chi deve tirare fuori i soldi per togliere quella roba dall’acqua? Costi, si badi, non indifferenti, visto che una volta rimosso dal fondale, il materiale va analizzato e, sulla base del resoconto, smaltito. E sono altre spese. La risposta trovata è semplice: ci pensa il mare che porta via tutto.
Il ricorso al Tar nel 2010. La domanda è stata posta direttamente al Tar sette anni fa. Nel marzo dell’anno prima la società titolare del porto, la Marina di San Rocco, dopo il forte maltempo dei mesi precedenti che ha provocato diverse piene del canale, si ritrova il porto pieno di sporcizia (legni, cannucce, melma e ghiaia) che minaccia la sicurezza delle barche.
Stoccaggio e malumori. Di materiale ligneo al porto – spiega Luciano Serra, presidente della Marina di San Rocco – ne è sempre arrivato e la società concessionaria lo ha sempre raccolto, fatto essiccare e poi portato in discarica. Lo fa anche in quell’occasione, nonostante non sia lei la responsabile della sporcizia, e di nuovo lo fa in via temporanea, visto che legni e cannucce non possono certo rimanere lì tra le barche. Fa anche fare alcune analisi sul materiale che viene stoccato alle Strillaie, sempre in via provvisoria. Scrive però anche una lettera ufficiale a tutti gli enti coinvolti per lamentare che il canale è tenuto in condizioni di degrado e che l’amministrazione resta sostanzialmente inerte. Scrive anche al Consorzio di bonifica lamentandosi perché non fa gli interventi. Stavolta infatti le quantità sono davvero enormi e le cose non vanno lisce come negli anni precedenti.
La prima ordinanza. I costi per lo smaltimento cominciano a diventare sempre più alti. Il 9 maggio 2009 il Comune ordina di finire la pulizia entro il 30. Ancora non si è sciolto il dilemma su chi debba ripulire, né lo si capisce dal tavolo tecnico convocato a ottobre.
La seconda ordinanza. La goccia che fa traboccare il vaso arriva a novembre, quando con un’ulteriore ordinanza (143), il sindaco impone alla Marina di San Rocco di fare altre analisi per la caratterizzazione dei rifiuti e di procedere al successivo definitivo smaltimento del materiale accumulato.
Ricorso respinto e non solo. La Marina di San Rocco fa ricorso al Tar e i giudici le danno ragione. Riconoscono infatti che non vi erano le condizioni di urgenza e contingibilità indispensabili perché il sindaco possa emanare un’ordinanza, «visto che la problematica in questione era conosciuta da tempo e oggetto di soluzione attraverso meccanismi tecnici adottati anche in contraddittorio con le parti», scrivono.
«Chiedere al Consorzio». Non solo. Il Tar dà anche un’indicazione importante. La sentenza riconosce che non spetta alla Marina di San Rocco togliere via legni e cannucce che arrivano al porto trascinati dalla corrente del canale. Scrivono i giudici: «Ben avrebbe potuto il Comune di Grosseto soffermarsi più accuratamente sulle eventuali responsabilità di soggetti terzi, tra cui il Consorzio di bonifica, prima di addossare alla ricorrente l’ulteriore onere di svolgere altre analisi per la caratterizzazione e definitivo smaltimento di un rifiuto che, allo stato degli atti, non risultava da lei prodotto e/o abbandonato ma solo volontariamente rimosso e provvisoriamente stoccato per consentire la celere soluzione della problematica relativa alla navigabilità in sicurezza».
Legni e limo. Il presidente Serra più volte in questi giorni ha spiegato che il vero problema non sarebbe tanto la sabbia quanto il materiale vegetale che arriva al porto, e ha puntato il dito contro il Consorzio di bonifica per non aver pulito. «Il nostro problema sono i legni che si accumulano e si uniscono al limo che viene dal canale – conferma anche oggi – che rappresentano un pericolo per le barche. Bisogna però fare chiarezza: questo materiale non viene rimosso: quel che facciamo è facilitare il deflusso in mare. Insomma, facciamo quello che farebbe normalmente un qualsiasi corso d’acqua. Per questo abbiamo avuto l’autorizzazione della Provincia. Se il porto non ci fosse, il materiale finirebbe comunque in mare».
La “soluzione”. Il problema, dunque, è stato risolto dalla Provincia consentendo al materiale di fuoriuscire in mare, con una “spinta” da parte della Marina di San Rocco. «Il dragaggio, che prevede di togliere la sabbia sotto lo strato di limo, è cosa diversa e lo abbiamo fatto 7-8 anni fa – dice Serra –. Le operazioni per agevolare il deflusso invece vengono fatte in occasione delle piene».
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