Il Tirreno

Grosseto

Schettino in appello si riapre il processo

di Pierluigi Sposato
Schettino in appello si riapre il processo

L’ex comandante non ci sarà ma è pronto a dare battaglia

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GROSSETO. Da dove ricominciare? Facile: dalle 550 e passa pagine della sentenza di condanna; dal ricorso della difesa; dall'impugnazione dell'accusa; da quelli delle parti civili. Era il 10 luglio dell'anno scorso quando vennero depositate le motivazioni con le quali il collegio del Tribunale di Grosseto aveva condannato l'11 febbraio precedente Francesco Schettino a 16 anni e 1 mese per omicidio colposo (32 morti) e lesioni colpose (193 passeggeri), per il naufragio della Costa Concordia del 13 gennaio 2012 davanti a Isola del Giglio, per le false comunicazioni all'autorità marittima e per l'abbandono di persone minori o incapaci. Alla fine di ottobre tutto l'incartamento, appelli compresi, era partito alla volta di Firenze. I giudici di secondo grado, studiato il processo, hanno fissato per oggi la prima udienza.

Oggi nessuna delle parti in gioco si aspetta nulla di particolare, se non la verifica della regolarità della costituzione delle parti. Nemmeno l'ex comandante si aspetta molto, se è vero che oggi non ci sarà come potrebbe non esserci neanche nelle prossime udienze. A differenza del primo grado - al Teatro Moderno saltò pochissime delle 70 udienze - Schettino potrebbe astenersi dal presenziare, fatti salvi i casi di stringente necessità, come del resto sta facendo nei due processi minori residui ancora in piedi davanti al Tribunale di Grosseto. Se quindi prima ci aveva «messo la faccia», stavolta Schettino teme un'eccessiva esposizione mediatica (non sono ammessi in aula fotocamere e telecamere). E probabilmente teme che questa gli possa nuocere. Si aspetta comunque una pena molto più bassa.

L'assenza di Schettino non sarà l'unica differenza. Ci sono anche novità nella composizione del collegio difensivo: c'è ancora Donato Laino ma non c'è più Domenico Pepe, il cui posto è stato preso adesso da Saverio Senese. Tutto sbagliato, tutto da rifare, sostiene la difesa, che ritiene esorbitante una pena di 16 anni. In primo grado, in apertura del processo, i difensori avevano cercato di patteggiare 3 anni e 4 mesi, modulando la richiesta sulle pene (inferiori - massimo 2 anni e 10 mesi) concordate dagli altri coimputati (con responsabilità inferiori). La Procura - che oggi sarà presente con il sostituto Alessandro Leopizzi - non solo aveva rifiutato quei 40 mesi ma in sede di requisitoria si era spinta fino a 26 anni. Distanze siderali tra le parti, anche perché pure oggi la difesa torna a chiedere l'assoluzione del comandante, cercando come in primo grado di allargare le responsabilità ad altri soggetti, in particolare, alla plancia di comando (gli ufficiali Ciro Ambrosio e Silvia Coronica, il timoniere Jacob Rusli Bin) e alla Costa Crociere spa, parlando, al proposito della compagnia, di «incidente organizzativo». La difesa chiede la riapertura del dibattimento, ritenendo «troppo semplicistica» la lettura dei fatti data fino a oggi.

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