Il Tirreno

Grosseto

La cercano due mesi, ma è in carcere

Francesca Gori
La cercano due mesi, ma è in carcere

Grosseto: la figlia aveva fatto denuncia di scomparsa, la donna era stata arrestata con 43 ovuli di cocaina

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GROSSETO. Nicole vive a Rotterdam e ha cinque figli. L’ultimo, di pochi anni. «Mamma, mamma. Voglio la nonna, perché non viene più qui da noi?», chiede quasi ogni giorno piangendo. Da quasi due mesi. E Nicole, fino alla scorsa settimana non ha saputo dare alcuna risposta al suo bambini e agli altri quattro figli. Per settimane ha vissuto con l’incubo atroce che a sua madre Evelien fosse successo qualcosa di terribile, tanto da rivolgersi alla polizia olandese e presentare denuncia di scomparsa. Poi, dopo qualche ricerca, Nicole ha scoperto la verità. Sua madre era stata arrestata a Roccastrada, dopo essere scesa da un volo atterrato all’aeroporto di Pisa con 43 ovuli di cocaina nella pancia.

È una storia che comincia in Olanda, quella di Evelien Karin Schlebrowski, 67 anni, mai un precedente penale, mai un atteggiamento che facesse pensare che quell’anziana dimessa e tranquilla potesse trasformarsi in un corriere della droga degno del miglior romanzo di Massimo E invece, la nonna olandese conosce qualcuno, nella sua città, che le chiede di diventare un’ovulatrice e far entrare così cocaina in Italia. In cambio di quel viaggio, Evelien avrebbe ricevuto mille euro per il disturbo. «Soldi - spiega il suo avvocato, Stefano Ercoli - che non le sono mai stati dati».

Quando i militari della guardia di finanza di Pisa hanno fermato l’auto sulla quale la donna viaggiava insieme a un altro uomo che era andato all’aeroporto a prenderla e l’hanno vista, non credevano ai propri occhi. Evelien non aveva certo il phisyque du role della spacciatrice e nemmeno del corriere. «L’ho fatto perché avevo delle difficoltà economiche», ha spiegato al giudice per le indagini preliminari durante l’udienza di convalida del suo arresto. «E chi non ne ha - dice la figlia Nicole - Mia madre odiava la droga, mi ha cresciuta mettendomi sempre in guardia. È incredibile che abbia fatto una cosa come questa». Così incredibile da non aver voluto far sapere, dopo il suo arresto, che era in Italia al carcere don Bosco di Pisa. Quando gli uomini della finanza le hanno chiesto se voleva avvertire i suoi familiari, Evelien ha spiegato che non avrebbe voluto dare loro un dolore del genere e che avrebbe contattato poi un’amica. Ma anche al suo avvocato ha ribadito che non voleva far sapere niente di questa storia alla sua famiglia.

Nicole per quasi due mesi l’ha cercata ovunque. «Ci siamo rivolti alla polizia, qui a Rotterdame - dice - e ne abbiamo segnalato la scomparsa. Poi abbiamo scoperto quello che era successo, ma non sono riuscita a mettermi in contatto con nessuno. Vorrei venire a trovarla. Questa vicenda è assurda, inspiegabile».

Evelien è una buona madre e una nonna fantastica. La racconta così sua figlia, mentre cerca di darsi risposte che difficilmente potrà ottenere anche da Evelien. «Le piace dipingere - dice - e davvero non è da lei fare una cosa del genere. Non capisco proprio come sia stato possibile. Piango ogni giorno pensando a lei, non me ne faccio una ragione. Spero solo che abbia la forza di superare tutto questo e che torni a casa».

Evelien è nel carcere Don Bosco di Pisa. Il suo avvocato è già stato a trovarla diverse volte. Sta bene, ma è in difficoltà. «La sua posizione in tutta questa vicenda - dice ancora l’avvocato Stefano Ercoli - è molto marginale. Ha detto al giudice tutto quello che sapeva, anche se è ben poco rispetto all’intera organizzazione e sarebbe già stata scarcerata se avesse avuto la residenza qui. Non abbiamo potuto chiedere nemmeno i domiciliari, perché non saprebbe dove andare. Il processo dovrebbe cominciare tra breve e siamo fiduciosi di risolvere questa situazione nel più breve tempo possibile».

Ora che il mistero, in Olanda, è stato risolto, Nicole potrà venire in Italia e parlare con sua madre. Potrà finalmente farsi spiegare da lei perché ha deciso di arrivare in Italia con quei 43 ovuli di cocaina che le sono stati estratti all’ospedale Misericordia di Grosseto, dove è rimasta ricoverata due giorni prima di essere trasferita al carcere di Pisa.

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La donna, in tutta la sua vita, non era mai entrata in una struttura penitenziaria e non aveva mai avuto a che fare né con la polizia e nemmeno con un giudice o un magistrato. «Quello che ha spiegato - conferma il suo avvocato - è che ha deciso di fare quel viaggio per i soldi che le erano stati promessi».

Dall’Olanda all’Italia il viaggio non è lungo, ma il rischio che ha corso la donna è stato altissimo. Aveva 43 ovuli di cocaina nell’intestino. Ovuli che si sarebbero potuti rompere trasformando questo dramma, per la sua famiglia, in una vera e propria tragedia.

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