Il dolore
Muore nell’auto contro un tir sulla Grosseto - Siena
La vittima è un agricoltore di 51 anni: è rimasto incastrato nelle lamiere, riconosciuto solo in tarda serata grazie ai documenti
MONTICIANO. Emilio viaggiava seduto al volante della sua Alfa Romeo 147, ieri pomeriggio, stava andando verso Siena. Emilio aveva 51 anni, una moglie e un’azienda agricola a Carige alta. La sua vita era quel terreno da portare avanti, da curare come si fa con le cose preziose, con le piante di viti, con gli olivi da tenere apposto.
Emilio Capitani, ieri pomeriggio, era sulla statale 223, la strada di Paganico, e stava viaggiando in direzione di Siena quando, per cause ancora in corso di accertamento da parte della polizia stradale, appena passato il bivio di Iesa prima di arrivare alle Potatine, su quella discesa che sembra scivolare giù ha invaso la corsia opposta. La sua Alfa Romeo ha preso sul lato sinistro un tir che viaggiava verso la Maremma. L’impatto è stato devastante: l’auto di Capitani ha quasi fatto saltare una delle enormi ruote dell’autoarticolato, poi ha proseguito la sua corsa finchè non si è fermata contro il guard rail. Poche decine di metri più avanti, si è fermato anche il tir: l’autista, polacco, era rimasto ferito ed era sotto choc.
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Gli automobilisti che erano sulla strada hanno chiamato immediatamente i soccorsi: l’autista del tir è stato portato alle Scotte di Siena. Ha qualche ferita ed era sotto choc, ma le sue condizioni non sono gravi. Sulla statale è arrivato anche Pegaso, ma per Capitani non c’era più niente da fare. Lo schianto era stato violentissimo: l’uomo è rimasto incastrato tra le lamiere dell’Alfa e i sanitari hanno dovuto chiedere l’intervento dei vigili del fuoco per estrarre la salma del cinquantunenne dall’abitacolo.
Ci sono volute ore prima che questa operazione venisse portata a termine: i familiari di Emilio Capitani, sono stati avvertiti soltanto in tarda serata dai carabinieri della stazione di Capalbio.
Fino a quando non sono stati trovati i documenti dell’uomo, infatti, la polizia stradale non ha potuto procedere all’identificazione di Capitani. L’unica certezza era che quell’Alfa 147 era intestata all’agricoltore di Capalbio, ma chiunque sarebbe potuto essere alla guida dell’auto.
È toccato ai carabinieri di Capalbio andare nella parte alta della Piccola Atene dove Emilio viveva, ad avvertire la moglie e i suoi fratelli. Era una famiglia numerosa, quella di Emio: aveva due fratelli, Giovanni e Giuliano e una sorella Manuela che hanno saputo quello che era successo a Emilio, soltanto in tarda serata.
«Avevo celebrato il matrimonio di Emilio con rito civile - dice il sindaco di Capalbio, Luigi Bellumori - e questa è l’ennesima tragica perdita che la nostra comunità si trova ad affrontare». Il cinquantunenne, per qualche anno, era stato anche volontario dell’associazione di protezione civile La Racchetta e a Capalbio, ma soprattutto a Carige alta dove viveva. «L’unica cosa che possiamo fare - dice ancora Bellumori - è far sentire il cordoglio mio e di tutta l’amministrazione, alla famiglia di Emilio. Questa è una grave perdita per tutta la nostra comunità, una tragedia che ci ha colpiti al cuore».
La salma di Capitani è stata portata via da quella strada che si è trasformata in una trappola mortale per il cinquantunenne. Ora è all’obitorio delle Scotte di Siena, a disposizione del magistrato. Una volta concesso il nulla osta, Capitani potrà tornare a Capalbio per ricevere l’ultimo saluto.
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