Attenzione
Dragaggio e spostamento sabbia Lavori, autorizzazioni, differenze
Per l’approdo di Marina di Grosseto la Provincia ha dato il via libera a un intervento “soft” mentre a Castiglione della Pescaia l’escavo del porto nel 2015 ha seguito un iter più complicato
MARINA DI GROSSETO. Se la sabbia melmosa che esce dall’idrovora in azione nell’avamporto contiene o meno petrolio o altri idrocarburi, come sostengono Lorenzo Mancineschi e Davide Rossi, le “iene maremmane”, lo dirà l’Arpat, che ha prelevato dei campioni. Nel frattempo il video choc, visto da milioni di utenti Facebook e contro il quale Comune, Regione e Marina di San Rocco sono pronti a dar battaglia in tribunale per danno di immagine, pone un’altra questione. A un certo punto Mancineschi afferma che anche a Castiglione della Pescaia si eseguono lavori di questo tipo ma «fanno diversamente», ovvero il materiale verrebbe portato via. È davvero così? E perché questa differenza?
Le cose, effettivamente, stanno così ma – va subito chiarito – dal punto di vista delle autorizzazioni a Marina di Grosseto è tutto in regola.
Tutto nasce dalla differenza, ai non addetti ai lavori forse non immediata, tra “dragare” e “spostare” la sabbia. Nel dragaggio il materiale viene tolto dall’acqua e tirato a secco. In questo caso diventa a tutti gli effetti “rifiuto” e come tale va trattato. A maggior ragione se viene prelevato all’interno di un porto. In questo caso il Testo unico per l’Ambiente (decreto legislativo 152 del 2006) prevede che sia analizzato in cerca di eventuali inquinanti e sulla base dei risultati smaltito secondo le norme (in discarica o come rifiuto speciale).
Nello spostamento di sabbia, invece, il materiale non viene mai fatto uscire dall’acqua. Viene aspirato in punto e riversato in un altro. Ovviamente un’operazione di questo tipo può esser fatta da un punto all’altro della stessa spiaggia o comunque nell’ambito di una zona pulita. In questo caso il Testo unico dice che l’intervento si può fare senza particolari precauzioni, cioè senza analizzare la sabbia. In fondo è appunto solo uno spostamento.
E, dunque, a Castiglione della Pescaia gli interventi rientrano nel primo caso poiché si tratta di “escavo del porto”. In questo caso la Provincia dà l’autorizzazione (determina 446, 24 febbraio 2015) «ai sensi del Testo unico sull’ambiente» e i materiali vengono analizzati (viene fatta la caratterizzazione) e poi smaltiti. Compresa la sabbia all’imboccatura del porto che, sempre secondo quanto prevede la Provincia, non viene riversata altrove ma stoccata e portata via.
Due anni fa per i lavori di dragaggio del porto l’amministrazione comunale di Castiglione ha pagato 500.000 euro, di cui circa la metà sono serviti per lo smaltimento.
A Marina di Grosseto, invece, il discorso è diverso. L’accordo di programma iniziale tra il porto e gli enti pubblici (Regione, Comune e Provincia), sottoscritto nel 1998, prevedeva di spostare sul lato nord della spiaggia la sabbia presa dal fondale sul lato sud. Sempre di spiaggia si tratta e il materiale non viene mai tirato a secco, se non quando esce dal tubo per essere rovesciato in spiaggia.
Sennonché nel 2009 l’accordo è stato aggiornato. La conferenza dei servizi (Regione, Comune, Provincia e Marina di San Rocco), che in quell’anno si è riunita per due volte sul tema (a gennaio e a novembre), ha deciso che «nel novero dei lavori di ordinaria manutenzione» per il ripascimento sia «ricompresa anche l’area dell’avamporto, con lo scopo di mantenere agibile il passo di accesso al porto».
Insomma, poiché l’imbocco del porto si insabbia – in passato i lavori li faceva il Comune – la conferenza dei servizi decide di unire lo sforzo per «mantenere l’agibilità» dell’ingresso del porto a quello per rimpinguare la spiaggia che, proprio lì accanto, si assottiglia.
Anche oggi sulla spiaggia sul lato nord ci sono due tubi che sputano sabbia. Quello più a ridosso del porto getta sabbia marroncina, in tutto simile a quella sul lato sud. L’altro, quello “incriminato”, sputa sabbia di color nero, che torna marroncina non appena rimane un po’ all’aria.
Ed è quello che pesca nell’avamporto, cioè all’interno dei due “pennelli”, i due bracci di massi che proteggono l’imboccatura, ma che, essendo oltre la linea di costa – che passa approssimativamente all’altezza del distributore – secondo le norme è da considerarsi mare.
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