Il Tirreno

Grosseto

È morto il re delle ottavine Capalbio piange Iader

di Ivana Agostini

Il cantastorie Marini se n’è andato a 85 anni. Era il miglior potino della zona Il ricordo di don Domenichelli: «Un grandissimo esempio di uomo e di cittadino»

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CAPALBIO. Se n’è andato all’età di 85 anni Iader Marini. Marini era originario dell’aretino ma in tenera età si era trasferito con la famiglia in cerca di lavoro nel capalbiese. Un’ occupazione la famiglia Marini la trovò alla Sagra di Capalbio. Per molti anni ha fatto l’operaio e poi il contadino.

Iader per un lungo periodo lavorò alla Sipe Nobel di Orbetello Scalo. Una persona semplice con una dote innata, la poesia, il cantare in rima. Marini aveva iniziato con delle battute e poi col passare del tempo si era perfezionato. «Iader improvvisava - lo ricorda don Luciano Domenichelli, parroco di Capalbio dal 1975 al 2013 - Erano molte le occasioni, dai funerali dei colleghi, alle feste di paese passando per i matrimoni e la sagra del cinghiale, in cui Iader declamava le sue rime. Marini si esprimeva umilmente ma piano piano è sempre migliorato e dalla spontaneità della rima declamata alzando un bicchiere passò alle rime più studiate. Io lo preferivo - continua il sacerdote - quando improvvisava». Don Luciano alcune di queste rime di colui che gli è stato amico per 40 anni, le conserva gelosamente. «Un uomo che amava molto la campagna e non aveva mai dimenticato le sue origini aretine - ricorda don Luciano - Anche se ha fatto l’operaio per quasi tutta la vita - dice - aveva con la moglie Angela un podere a Pescia Romana. La sua specialità era la potatura degli olivi e delle vigne. Era il più grande potino di olivi di tutta la zona». Un uomo legato al paese che lo aveva accolto. «Non è mai mancato a un funerale di un capalbiese e per un breve periodo - rammenta l’ex parroco della piccola Atene - aveva partecipato attivamente anche alla vita politica. Un grande esempio di uomo, padre e cittadino».

A ricordare il cantastorie è anche il sindaco Luigi Bellumori. «Iader - scrive Bellumori sulla sua pagina social - non sono bravo come te nell'uso delle parole. Tu eri un maestro nello scrivere e nel declamare anche estemporaneamente le tue rime. Il saper comporre ottavine ti ha sempre reso speciale. Con questa abile arte nel cuore hai accompagnato nel tempo momenti felici, importanti e anche dolorosi della storia della nostra comunità. Io voglio ricordarti così come uomo devoto, rispettoso delle istituzioni, buon marito e padre di famiglia. Mi ritengo fortunato ad avere tra i miei ricordi numerose delle tue rime, ancora di più però mi ritengo fortunato ad averti tra gli amici di sempre. Componi sempre da grande maestro e veglia su di noi». I funerali di Iader si sono celebrati ieri a Capalbio.

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