Il Tirreno

Grosseto

Tensione in casa dem «Intervenga Firenze»

di Emilio Guariglia
Tensione in casa dem «Intervenga Firenze»

I borghiani attaccano Saimo Biliotti sulla lista elettorale

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GROSSETO. I toni sono misurati ma la tensione è alta: la fetta (sulla carta consistente) del Pd di Grosseto che sostiene Paolo Borghi non digerisce la chiusura del segretario comunale del partito, Saimo Biliotti, alla proposta dello stesso Borghi per la composizione della lista da presentare alle elezioni di giugno a sostegno di Lorenzo Mascagni e della coalizione Noi per Grosseto. Come è noto Borghi si è detto disponibile a candidarsi in prima persona e i borghiani (una quarantina di dirigenti) una settimana fa in sede d i Unione comunale hanno invitato tutti i big del partito, sindaco e assessori uscenti compresi, a fare altrettanto. In assemblea Biliotti prese atto della richiesta, ma ieri, con un’intervista al Tirreno, ha bocciato la proposta. Né Borghi né altri big, ma rinnovamento nel rispetto del pluralismo interno al partito, ha detto Biliotti, precisando di parlare a titolo personale.

Siccome però Biliotti non è proprio l’ultima ruota del carro, nel Pd, tanto è bastato perché l’ala Borghi drizzasse subito le antenne. Affidando a Patrizia Siveri, di fatto in questo momento il numero due dell’Unione, il compito di lanciare un avvertimento preciso al segretario.

«Dieci giorni fa – attacca Siveri – c’è stata un’Unione comunale, peraltro molto pacifica e partecipata, che con voto unanime ha individuato i criteri da valutare per la composizione della lista».

E quali sono, questi criteri?

«Comporre una lista che abbia un peso politico, con la richiesta precisa a tutti gli assessori uscenti e al sindaco di candidarsi. Una lista capace di rappresentare tutto il partito e al tempo stesso di rinnovare».

E invece?

«E invece quello che dice ora Biliotti è totalmente diverso da quello che fu deciso in quella sede. Era stato dato un mandato preciso all’organismo paritario, composto da tre esponenti dell’area Mascagni, tre dell’area Borghi più il rappresentante del Pd regionale Stefano Bruzzesi. L’uscita di tenore opposto del segretario non sta né in cielo né in terra, è uno schiaffo. Lui non può prendere e dire quello che gli pare, quantomeno a livello di metodo. Ci sarebbero peraltro da fare anche molte contestazioni nel merito di quello che ha detto, ma questo non è il momento di ulteriori polemiche e divisioni. Anzi, dirò di più: con Biliotti c’è piena sintonia sulla necessità di rinnovamento, a cominciare da un messaggio chiaro sul totale cambiamento di persone nella futura giunta Mascagni».

Beh, a parte questo, la polemica non manca...

«No, sia chiaro. Noi lavoriamo in modo costruttivo. Vogliamo evitare di essere costretti a votare la lista a maggioranza nell’Unione comunale. In una fase come questa sarebbe meglio per il partito che si decidesse all’unanimità».

Ma allora perché non discutete la questione all’interno dell’organismo paritario?

«L’organismo non si è più riunito perché Biliotti non lo riunisce più. Io stessa ho fatto più richieste, ma niente».

Quindi che pensate di fare?

«Lancio alla segreteria regionale del partito l’ultimo messaggio affinché si faccia carico di ricomporre questa situazione, perché a breve si vota. Il 10 febbraio scorso, dopo le primarie, presentammo una mozione di sfiducia al segretario Biliotti. Il regionale ci chiese di fermarla e si trovò un accordo, per il bene di tutti, per gestire al meglio questa fase senza porre pregiudiziali su nessuno. Noi le vorremmo vincere le elezioni, non perdere. Perciò l’ultima cosa che vorrei è proprio vederci costretti a ripartire dalla mozione di sfiducia. A questo punto aspettiamo una ricomposizione di questa situazione da Firenze. Altrimenti ci si troverà di fronte a un partito spaccato, che nell’Unione comunale voterà la lista a maggioranza.».

Ma perché Borghi in lista?

«Paolo all’inizio non aveva neppure intenzione di esserci. Glielo ha chiesto una fetta importante del partito, dell’Unione comunale. E il segretario Biliotti ne dovrebbe tenere di conto. Chi è contrario lo dica, venga in assemblea, spieghi le sue ragioni e poi si decide. Nel 2006 si fece proprio questa scelta: mettere in lista i nomi forti, perché bisognava vincere. Perché stavolta no?».

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