Il Tirreno

Grosseto

La lista pd? «Novità, senza big e assessori»

di Emilio Guariglia
La lista pd? «Novità, senza big e assessori»

Il segretario comunale Biliotti non sposa la proposta di Borghi

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GROSSETO. Due settimane per presentare le liste, quaranta giorni al giorno del giudizio: è una corsa contro il tempo, quella della coalizione “Noi per Grosseto”. Le questioni interne al partito di maggioranza, il Pd, hanno portato il centrosinistra a mettere in pista per ultimo (o quasi) il suo candidato sindaco, Lorenzo Mascagni. Poi il “caso Lamioni”, l’uscita dell’Udc, l’ultimatum di Fare Grosseto che attende chiarimenti e soprattutto le tensioni sospese (sempre in casa dem) sulla composizione della lista: i fronti aperti restano molti, ma a quanto pare l’orizzonte va schiarendosi, anche in virtù dell’autorevolezza che proprio la figura di Mascagni sembra acquisire col passare dei giorni. Così almeno la vede uno che in questa partita ha un ruolo decisivo, il segretario comunale del Pd Saimo Biliotti.

Biliotti, per la coalizione i giochi sono fatti?

«No, ancora non è chiusa. La teniamo aperta fino all’ultimo giorno possibile, il 6 maggio. Ormai però più o meno ci siamo: Pd, socialisti, lista del sindaco e Passione per Grosseto».

E Fare Grosseto?

«Per ora nessuna novità. È un movimento civico che è con noi dall’inizio e sarebbe sbagliato lasciasse ora».

Gianni Lamioni col centrosinistra: mossa giusta?

«Intanto non è Lamioni ma Passione. E in ogni caso queste sono elezioni amministrative, dunque al centro della scelta c’è una visione di città e di futuro per la città. Con Passione c’è un aggregato di civiche che si riconosce in questo progetto. Il garante resta il sindaco».

Qualche decisione difficile la dovrà prendere anche il Pd dentro casa, per la sua lista: Paolo Borghi si è detto pronto a candidarsi e chiede che lo stesso facciano tutti i big del partito, compresi sindaco e assessori uscenti. Che ne pensa?

«Quella di Borghi è una disponibilità nei confronti del partito, che mi sembra atteggiamento corretto. Ma credo che alla luce del sondaggio dello scorso ottobre e del percorso che abbiamo fatto finora, anche nella composizione della lista ci sia bisogno di un grande rinnovamento».

Quindi niente Borghi?

«In concreto non lo so. Personalmente però chiedo che non ci sia nessun assessore in lista, Borghi compreso. Se si chiede una discontinuità, discontinuità deve essere. A Bonifazi la città riconosce la capacità di aver operato bene in momento difficile, ora ci si chiede discontinuità, uno scatto verso il futuro».

Sarà così anche per un’eventuale futura giunta? Tutti nomi nuovi?

«La scelta in questo senso rimane tutta a carico del sindaco, in piena autonomia. In questa fase a Lorenzo Mascagni viene riconosciuta da tutta la coalizione questa peculiarità. Per quanto riguarda il Pd, invece, dico che dovrà essere davvero un percorso di rinnovamento. Un nuovo inizio, come si è detto più volte».

L’obiezione viene facile: come convincere gli elettori che questo nuovo inizio lo potrà garantire chi, come molti di coloro che ancora guidano le scelte del Pd, è in politica da decenni?

«Io non mi sento uno dei vecchi, perché sono qui da due anni. Il mio percorso è tutto nel mondo economico. E nella mia storia dovunque sono andato ho sempre cambiato tutti i gruppi dirigenti. Vedi quello che ho fatto in Cna e vedi tutte le nomine nelle partecipate degli ultimi cinque anni: noi non abbiamo più nominato un politico, solo persone competenti. La capacità di cambiare ci va riconosciuta.Al sindaco, al partito, alla coalizione. Abbiamo compiuto azioni coraggiose di rinnovamento, come nella scelta di un amministratore unico per le società partecipate. Perciò io mi sento garante di questo percorso».

Dunque la lista Pd?

«La stiamo componendo con questo tipo di attenzione. I candidati dovranno innanzitutto avere un senso di appartenenza al partito: non è che ti candidi, passi e poi ti scordi di chi ti ha candidato. Partiamo perciò dai consiglieri uscenti al primo mandato, dando loro la prelazione dopo aver valutato la loro qualità sui cinque anni passati. Poi spazio ai circoli, dove sono in corso assemblee ad hoc perché nella lista ci vuole rappresentanza territoriale: Marina, Istia, Alberese, Roselle, Batignano... dovrà essere rappresentato tutto il comune. Quindi la completeremo individuando persone da parti di società grossetana non rappresentati nei nomi che sortiranno dopo “il primo giro”. Per esempio, se non avremo nessuno dal mondo della sanità, cercheremo lì. E così via. Ovviamente sarà rappresentata anche la pluralità interna del partito. Questo è l’equilibrio che va trovato».

L’età avra un peso?

«Certo. E per me il Pd lo ha già dimostrato con i due sfidanti delle primarie: quarantenni. Auspico una preponderanza di candidati tra i venti e i quarant’anni. Poi ovviamente qualcuno che rappresenti anche l’età “maggioritaria” in una città non più giovanissima ci vuole. In ogni caso serve freschezza di idee».

Campagna elettorale? Fin qui è apparsa un po’ timida...

«Abbiamo scelto una campagna elettorale diversa. Intanto più parsimoniosa, in linea con le difficoltà economiche collettive del momento. Ci disturba il fatto che si buttino via i soldi, non ci sembra corretto. E questa è la condizione messa prima di ogni altra anche dal nostro candidato sindaco. E poi non pensiamo servano tante iniziative pubbliche, quanto piuttosto andare a casa dei cittadini, porta a porta. È necessario ritessere il filo tra cittadino e politica. Il senso di metterci la faccia è suonare il campanello».

E la lista del sindaco?

«Noi non ci mettiamo becco. Se la organizza da sé, deve mantenere la sua specificità civica. Non vorremmo venisse inquinata dai partiti. Perché, ne sono certo, Lorenzo è colui che ci consentirà di cambiare questa città. Il vero rinnovamento è espresso da lui. E la vera spinta sarà imposta dalla sua solidità morale e caratteriale. Se Lorenzo vince questa città cambia. Perché lui è libero da tutta una serie di condizionamenti. A cominciare, se serve, dal nostro».

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