Gioco
Quindici milioni di euro per riaprire la fabbrica
Entro 10 giorni il commissario Paolo Coscione presenterà la relazione finale La new-co riaprirà l’azienda in meno di un anno: previsti corsi di formazione
GROSSETO. Il giorno dopo non è ancora quello dei sorrisi e dei sospiri di sollievo. Il commissario ministeriale della Prodi bis della Mabro è entrato in ufficio presto ieri mattina per mettersi al lavoro. Ha dieci giorni di tempo per preparare la relazione che dovrà presentare al Ministero dello sviluppo economico, al tribunale di Grosseto e al comitato di sorveglianza. In quella pagine che entro il 30 aprile dovranno essere depositate ai tre organismi ci sarà il nome degli imprenditori che creeranno la new-co pronta a far tornare i lavoratori di Abbigliamento Grosseto al loro posto. «La prima cosa che voglio fare - dice l’assessore allo Sviluppo economico del Comune Emanuel Cerciello - è ringraziare il commissario per il lavoro che ha svolto durante questi anni. Gli ultimi 12 mesi, dalla pubblicazione del bando in avanti, sono stati intensissimi e sono convinto che Coscione abbia scelto imprenditori capaci di risollevare le sorti della Mabro. La nave era naufragata, invece ora riusciamo già a vedere il faro per rientrare in porto». La fiducia di Cerciello è la stessa che anche i lavoratori della Mabro e i sindacati hanno cullato in questi lunghi anni di lotte: dal naufragio di Abbigliamento Grosseto, ultima gestione quella dell’imprenditore pratese Andrea Barontini, fino alla vittoria della Prodi bis voluta dalle maestranze che facevano capo alla Cgil e che è stata a lungo osteggiata da buona parte degli altri. Alla fine, questa, è stata la soluzione, almeno fino ad oggi, dell’annosa vicenda Mabro.
«Alcuni imprenditori si sono presentati anche qui in Regione - dice l’assessore Gianfranco Simoncini - soprattutto per chiedere informazioni. Ora non sappiamo chi si è aggiudicato l’azienda ma siamo fiduciosi sulla scelta fatta dal commissario ministeriale. Poi ovviamente valuteremo la serietà e la solidità del gruppo di imprenditori che si sono fatti avanti».
I nomi dei cinque o sei imprenditori che fanno parte della cordata che ha avviato una trattativa privata fuori dal bando pubblicato dal ministero, restano ancora top secret, almeno fino a quando non sarà presentata la relazione agli organismi di controllo, proprio come richiede la procedura. «È una fase delicatissima questa - dice Cerciello - è la fuga in avanti sui nomi degli imprenditori è pericolosissima». Quello che però si può già dire, è che la cordata di imprenditori - tutti italiani e tutti da decenni nel settore tessile abbigliamento e nel campo del made in Italy di alta fascia - hanno presentato un piano industriale che vale più di 15 milioni di euro per rimettere in piedi la produzione. I tempi calcolati per la riapertura della fabbrica sono inferiori a un anno dal momento in cui verrà individuato il terreno dove sorgerà il nuovo stabilimento. Il capannone di via Senese, infatti, seguirà un altro percorso, quello segnato dal concordato di Royal Tuscany.
I lavoratori intanto avranno diritto ad altri due anni di cassa integrazione. E, via via che la produzione ripartirà, saranno reintegrati nella nuova società che ha deciso di venire a scommettere in Maremma, in un settore che ha sì delle potenzialità enormi, ma che comunque non garantisce più fatturati da capogiro.
È ancora presto per ragionare in termini di numeri: i dipendenti di Abbigliamento Grosseto, per ora, sono 178. Ma nei prossimi mesi alcuni di loro potranno andare in pensione e quelli che restano, con ogni probabilità cominceranno a fare corsi di formazione per prendere di petto le nuove lavorazioni che verranno fatte anche a Grosseto. Perché è vero che si tratta di produttori di abbigliamento, ma gli imprenditori che hanno deciso di rilevare la Mabro si occupano anche di accessori moda e sono pronti a portare il marchio fondato da Manlio Brozzi sui grandi mercati internazionali.
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