Il Tirreno

Grosseto

La carica dei trecento: "Abbattiamo il lupo"

Fiora Bonelli
L'assemblea degli allevatori nel palazzetto dello sport di Manciano (foto Enzo Russo)
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L'assemblea degli allevatori nel palazzetto dello sport di Manciano (foto Enzo Russo)

Affollatissima assemblea a Manciano dove gli allevatori serrano le fila sostenuti da sindaci e associazioni. Alle quali non risparmiano critiche

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MANCIANO. «Bisogna finalmente dire da che parte si sta». Il sindaco di Manciano Marco Galli ha suonato l’adunata per sconfiggere le aggressioni dei “lupi” e le istituzioni, le associazioni e gli allevatori hanno risposto in maniera massiccia.

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Erano circa trecento, i pastori che si sono ritrovati al palazzetto di Manciano ieri mattina. Di fronte a loro, oltre a Galli, c’erano i sindaci di Roccalbegna Massimo Galli (che rappresentava anche i colleghi dell’Unione dei comuni amiatini), di Scansano Sabrina Cavezzini, la vicesindaca e assessora alle predazioni di Magliano Mirella Pastorelli, rappresentanti di Semproniano, Pitigliano e Sorano. I sindaci di Campagnatico e Capalbio hanno mandato il loro sostegno pur non essendo presenti.

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Ha fatto arrivare la sua disponibilità a prendersi carico del problema anche Piero Fassino, presidente dell’Anci.

E c’erano le associazioni di categoria: Cia con il presidente Enrico Rabazzi, Coldiretti con il rappresentante regionale Tullio Marcelli, esponenti di Confagricoltura.

Un parterre eccellente «perché il problema è di tutti – ha rimarcato o Galli –, perché dopo lo sperpero di soldi pubblici per progetti senza esiti è arrivato il momento di fare massa critica, perché il percorso non si fermi fra un mese, ma continui con forza. Ne va dell’incolumità delle persone. Devono farla finita di parlare di convivenza pecore-lupi».

Galli ha sottolineato il punto di crisi che finora ha impedito di chiudere il cerchio: «Divisione fra associazioni e perdita di fiducia». I punti salienti da lui toccati: manifestazioni, informazione dell’opinione pubblica, raccolta firme e abbattimenti dei predatori. «E non accetto – ha detto – di essere trattato da assassino perché parlo di abbattimenti. Se va in crisi la pastorizia, va in tilt tutto il territorio. Ci metto la faccia e sono disposto ad andare avanti se troveremo unità di tutti e questo nostro risveglio sarà duraturo».

Gli applausi scroscianti hanno dimostrato il sostegno totale degli allevatori e anche gli interventi istituzionali che si sono susseguiti gli hanno dato ragione. «Non possiamo permetterci altro – ha detto il sindaco di Roccalbegna – che gli abbattimenti». Stessa posizione quella di Mirella Pastorelli: «Abbattere gli ibridi e chiedere adeguati risarcimenti». E così la voce di Pitigliano e Sorano e Scansano. Da tutti l’invito alle istituzioni e alle associazioni a prendere posizione.

Rigoroso, l’intervento di Carlo Santarelli, presidente del Caseificio di Manciano. «La pastorizia tradizionale non ce la vogliono più far fare – ha detto –. I dipendenti del caseificio sono scesi da 84 a 72. Siamo la prima attività lavorativa di Manciano. Facciamo girare ogni mese, fra distribuzione ai soci e ai dipendenti, 1,2 milioni di euro. Condivido l’idea degli abbattimenti. Si sono spese centinaia di migliaia di euro per catturare cinque o sei animali. Ne esistono più di 1000 a giro. Anche se ne catturassero 500 non saprebbero dove metterli. Ogni lupo costa 9 euro al giorno. Mancano i recinti, un progetto. Per questo le catture non le faranno mai».

La parola poi alle associazioni, contro le quali gli allevatori hanno protestato, durante l’incontro. L’accusa: aver soggiaciuto ai progetti Ibriwolf e Medwolf e di non aver trovato una piattaforma unitaria di contrattazione.

«Ma adesso – ha detto Marcelli – si apre un percorso nuovo». Per Rabazzi bisogna «riappropriarsi della lotta unitaria: solo così vinceremo. Abbattiamoli con l’eutanasia. E poi 600.000 euro per catturare 7-8 cani è una vergogna».

Tornando su un’idea già resa pubblica tempo addietro Rabazzi torna a proporre di scrivere alla Procura «per scovare chi si diverte a fare strani incroci e poi li lancia».

In chiusura un patto di ferro: un documento siglato da sindaci e associazioni da inviare alla Provincia, alla Regione, al governo e a Bruxelles. E poi l’annuncio di manifestazioni eclatanti.

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di Redazione web