Il Tirreno

Grosseto

«Della sentenza non parlo» Claudia e i minori assolti

di Pierluigi Sposato

La vedova del carabiniere Santarelli dichiara di voler evitare strumentalizzazioni E per il Rave di sabato annuncia: «A Rispescia vogliamo riciclare le emozioni»

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GROSSETO. «No, del processo non parlo. Della sentenza non voglio dire niente. Troppe volte sono stata strumentalizzata».

Claudia Francardi risponde così al cronista sulle assoluzioni dei tre minori al processo-bis sul massacro di San Martino, quello in cui venne ferito suo marito Antonio Santarelli, carabiniere, morto dopo un anno di coma. Vi erano imputati i tre amici di Matteo Gorelli, riconosciuti tutti estranei alle accuse di omicidio e tentato omicidio (quest’ultima imputazione per le gravi lesioni causate al collega Domenico Marino). L’accusa aveva chiesto invece la condanna per uno di loro.

Coincidenza strana, ma la sentenza del Tribunale dei minori arriva a pochi giorni dal “Rave della sostanza”, l’appuntamento nato dalla volontà della stessa Francardi e di Irene Sisi, la mamma di Matteo Gorelli condannato a 20 anni per quell’omicidio. Un momento di riflessione e di proposta nel segno di un incontro che aveva avuto sviluppi tragici: Matteo e i tre amici erano partiti da Firenze proprio per andare al rave. «Già... Ma di questo appuntamento parlo volentieri».

Perché Rispescia, nei luoghi di Festambiente?

«Perché volevamo farlo in provincia, perché cercavamo un posto idoneo a contenere un certo numero di persone, perché non siamo esperte di eventi e cercavamo chi ci potesse dare una mano. E poi lì a Festambiente si riciclano i materiali: noi volgiamo riciclare le emozioni».

La scelta degli argomenti?

«È nata dai colloqui con Irene. Noi parliamo molto, è così che abbiamo scelto. Può sembrare, a una prima lettura, che ci sia il solo punto di vista del reo. Invece per ogni argomento c’è anche il punto di vista delle vittime. Laicità e fede, carcere e affettività. A noi quello che interessa è la diversità, cercare il punto di incontro tra le diversità. Perché poi ci sono percorsi che finiscono bene ma c’è anche chi non ce la fa. Anche Irene e io arriviamo da mondi diversi. Vogliamo dimostrare che il dialogo è possibile e che il dialogo si può fare senza la necessità di cambiarci».

A chi è rivolto il rave?

«Non agli addetti ai lavori, non solo a loro. Noi non ci vogliamo parlare addosso. Anzi, al rave ci sarà anche chi è “contro”. I 99 Posse sono “contro”. Anzi, io sono anche stata contestata per questa scelta, qualcuno l’ha vista come una provocazione».

Un certo dialogo si fa solamente se c’è contrasto?

«Sì, è così».

Chi avete invitato? Giovani, comunità, gruppi...

«Noi abbiamo mandato molti inviti ma non so chi potrà rispondere. Magari rispondessero i gruppi e le comunità! Ma per loro non è semplice uscire. Certo è che il rave è rivolto ai giovani. Vedremo chi si presenterà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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