Il Tirreno

Grosseto

Il bisognino stoppa il consiglio

di Francesca Ferri
Il bisognino stoppa il consiglio

Trentuno punti in discussione nell’ultima seduta utile, solo la metà passa

5 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Alla fine un bisogno fisiologico non procastinabile di un consigliere di maggioranza fa mancare il risicato numero legale sulla votazione per approvare il programma comunale degli impianti di telefonia mobile, punto 15 dell’ordine del giorno. E così, poco prima delle 12, dopo nemmeno due ore di assise, si chiude l’ultimo consiglio comunale a guida Bonifazi. Dal domani si apre infatti il periodo in cui non sarà possibile convocare il consiglio, a causa delle elezioni. Unica eccezione sarà la seduta monotematica per il bilancio. Per il resto degli argomenti, quella di ieri era l’ultima occasione. Ma appena la metà dei temi è stata licenziata e non tutti gli atti sono stati approvati, non senza tensioni da un lato all’altro e in seno alla maggioranza.

Trentuno argomenti. All’ordine del giorno c’erano ben trentuno argomenti. Impossibile trattarli tutti nella mattinata. Il presidente del consiglio Paolo Lecci aveva perciò già messo in guardia i rappresentanti dei cittadini: se serve, preparatevi a rimanere in aula anche il pomeriggio, aveva scritto nella convocazione. Qualche consigliere aveva già fatto altri progetti (il candidato sindaco Lorenzo Mascagni, ad esempio, aveva già convocato una conferenza stampa della sua campagna elettorale per il primo pomeriggio). Altri non si sono presentati (Davide Buzzetti, Cristina Citerni, Stefania Laurenti, Mario Lolini, Riccardo Megale, Andrea Ulmi).

Inizio sul fil di lana. Sono le 10.13, appena due minuti prima dello scadere del tempo (dopo un’ora dalla convocazione, che era alle 9.15, se non c’è il numero legale la seduta viene chiusa), quando Lecci fa l’appello: i 26 presenti bastano. Il lavoro che li attende è enorme, i temi importanti. C’è da approvare il Dup (documento unico di programmazione), propedeutico per il bilancio; il nuovo regolamento di contabilità, che andava fatto già quattro mesi fa; il piano delle alienazioni dei beni, anch’esso fondamentale per il bilancio. C’è poi la variante al Regolamento urbanistico e altri atti sempre legati a urbanistica ed edilizia. Poi le mozioni della minoranza, la cui discussione viene rimandata da mesi. E un’istanza d’iniziativa popolare, la prima in Italia per le modalità con cui è stata presentata, per dare la cittadinanza onoraria a Di Matteo.

Urbanistica o bilancio? M5s e centrodestra per protesta ritirano le proprie mozioni (si veda box). Il menu si accorcia dunque a diciotto punti che restano comunque tanti. Per questo già nei giorni scorsi al presidente Lecci era arrivata la richiesta di anticiparne alcuni, ritenuti più urgenti. Ma cosa è più urgente? L’urbanistica (punti 10, 11, 12, 13 e 14) o il bilancio (punti 4, 5, 6, 7, 8)? Il dilemma assume contorni politici che escono dall’aula. Da un lato la materia dell’assessore Giancarlo Tei (urbanistica), sostenitore dell’ala “mascaniana” del Pd. Dall’altro quella del vicesindaco e assessore al Bilancio Paolo Borghi, avversario sconfitto da Mascagni alle primarie. I due assessori sono seduti uno accanto all’altro alla destra del sindaco. Al vaglio, la richiesta della 4ª commissione (presidente Lorenzo Mascagni, vicepresidente Marcello Treglia), di anticipare l’adozione della variante al Ru subito dopo l’approvazione del Dup, e poi discutere l’aggiornamento edilizio e il piano attuativo del Peep di via Sforzesca. «Molti cittadini non possono iniziare i lavori senza questa adozione», dice la richiesta.

L’avvertimento di Borghi. Borghi prende la parola: «Dup, contabilità e Iuc sono atti indispensabili e siamo fuori norma se non li approviamo. I consiglieri sono sovrani, ma lo segnalerò agli organi competenti», dice paventando l’eventualità che il consiglio non li discuta e non li approvi. L’aula si scalda. C’è chi si alza, chi si mette a discutere con il vicino. Prendono la parola Simone Marchetti, Treglia e il sindaco. C’è una seconda proposta di anticipare l’urbanistica ancora prima del Dup. «Dovrebbero far pagare il biglietto per questo spettacolo», mormora un pensionato tra il pubblico.

Alla fine la doppia votazione sulle due proposte. Vince l’urbanistica: la prima votazione sarà sulla variante. Borghi esce dall’aula. Sono le 11, è passata praticamente un’ora a decidere come guadagnare tempo…

Scorpacciata di approvazioni. Da lì in poi la seduta sembra tutta in discesa. La minoranza non vota o si astiene. Passano il Dup, l’aggiornamento del Ru (che contiene, tra le altre cose, la variante per realizzare la casa per malati terminali Villa Maria Elena), il piano attuativo per il Peep di via Sforzesca (dove, senza l’approvazione del consiglio, c’era il rischio di perdere un finanziamento da 6 milioni di euro), il piano delle alienazioni, l’alienazione di casa Chiarini e il trasferimento del vincolo di uso di pubblico interesse sulle Clarisse, il regolamento di contabilità, l’adeguamento del regolamento della Iuc, il rendiconto sugli enti partecipati. Passa anche la variante per il seminario vescovile (per quando la mensa sarà trasferita alla Cittadella), il piano attuativo per l’area di via Alberto Sordi (dove saranno realizzati dei condomini). I voti favorevoli oscillano tra i 16 e i 19, ma comunque i numeri ci sono.

L’inciampo sulle antenne. Sono quasi le 12 quando i consiglieri sono chiamati a votare il piano per le antenne di telefonia. Nessuno ha niente da dire, sembra una votazione di routine come quelle viste fino a quel momento. In programma ci sono ancora importanti temi, come l’assegnazione di servizi a Sistema e Netspring e la proposta di conferire la cittadinanza onoraria a Di Matteo. In aula, per questo, ci sono i primi firmatari, Patricia Ferreira e Guido di Gennaro, che aspettano fiduciosi il loro turno.

Ma quando il display restituisce la fotografia del voto, arriva la doccia fredda: manca il numero legale.

«Ero al bagno...». Cos’è successo? Chi non è al suo posto? Fuori dall’aula di consiglieri ce n’è più d'uno ma, in questo caso, il problema della maggioranza è se manca uno della loro sponda. E quel consigliere è Iacopo Tonelli – ex Udc, oggi militante in Passione Grosseto, il movimento di Gianni Lamioni, di cui è nipote, fresco di ingresso (con qualche scossone) nella coalizione di centrosinistra che appoggia Mascagni – che proprio al momento del voto si era assentato per andare al bagno.

Lecci prova a chiedere se non sia possibile una nuova verifica del numero legale. Tonelli ribadisce: «Ero al bagno...». Ma a quel punto Luca Agresti, capogruppo di Forza Italia, rimasto fino a quel momento sui banchi con tutti i suoi a garanzia della tenuta della seduta, è intransigente: «Basta così». Alle 11.59 la seduta è tolta. Una manciata di provvedimenti manca all’appello.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze