Attenzione
Addio a Bindi, il fabbro artista
Il signor Amedeo, cavaliere della Repubblica, aveva 96 anni ed era un artigiano stimato e benvoluto
TRIANA. Muore, a Triana di Roccalbegna, a 96 anni, lo storico fabbro del castello dei Piccolomini, Amedeo Bindi. Un artigiano vero, di quelli che oggi non ci sono più, figlio d’arte, di una vera generazione di fabbri che inizia nel 1830, da quando due fratelli della famiglia Bindi furono chiamati a Triana dal conte Piccolomini per eseguire tutti i lavori legati all’attività del castello.
Nel 1880 si iniziò a Triana la trebbiatura a fermo, durata fino al 1980. Poi il padre di Amedeo, Quirino, acquisì grande notorietà in Maremma per aver inventato la “coltrina”, modificando un aratro a cavalli della ditta Nardi che permetteva alle bestie di curvare. Quirino ebbe cinque figli, due femmine e tre maschi, fra cui Amedeo che seguì l’impronta paterna facendo il fabbro, e Fosco, che è stato parroco a Manciano e Pitigliano.
Anche Amedeo era un talento del ferro. Fabbro e saldatore rinomato, persona stimata e seria, riusciva ad aggiustare di tutto: dagli escavatori alle macchine da cucire. Amedeo ha fatto la seconda guerra mondiale e ha conosciuto cinque anni di prigionia nell’isola di Cylon. Ma anche lì riusciva a farsi lo stipendio col suo lavoro: era rinomato per creare accendini dai proiettili.
Al ritorno a Triana sposò Sara Gambale, maestra elementare, e da lei ebbe Stefano e Claudia che lo ha amorevolmente assistito fino alla morte. Tutti lo ricordano come un fabbro-artista, quello che costruiva gli alambicchi per la grappa ricavandoli dai contenitori del latte, che stagnava velocemente i paioli per cuocervi il formaggio, che ha costruito a mano le croci posizionate al bivio di Roccalbegna e che ha creato tutte le inferriate del museo diocesano del paese amiatino.
Il 27 ottobre 2011 fu insignito dell’onorificenza di cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica italiana. I funerali sono stati celebrati ieri nella chiesa di San Bernardino in Triana.
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