Il Tirreno

Grosseto

«Il fisioterapista mi molestava»

di Elisabetta Giorgi
«Il fisioterapista mi molestava»

Una grossetana si rivolge alle Iene per inchiodarlo: «Mi faceva sempre stare a seno nudo...»

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GROSSETO. Le mani di lui che la spogliano, che la toccano. Tutto in tivù. A sollevare il caso e puntare il dito contro un fisioterapista che lavora in città è una grossetana che si era rivolta a lui per curarsi. Per inchiodarlo e documentare il tutto, si è rivolta alle Iene.

Il video di cui tutti parlano a Grosseto è andato in onda domenica sera. Mostra il terapista alle prese con la paziente sdraiata sul lettino. Il professionista compie una serie di manovre strane, la sovrasta col corpo, cerca di appoggiare i propri genitali nelle mani di lei e le abbassa gli slip; manovre che due terapisti chiamati in trasmissione dalle Iene hanno giudicato decisamente irrituali. «Mi sono sentita usata e ho provato sofferenza, vergogna e disagio nei confronti del mio corpo» dice la donna raccontandoci la storia dall’inizio con le lacrime agli occhi.

Da Cremona. Sofia Mangiarotti, ex insegnante di ginnastica, ha 48 anni, è sposata ed è originaria di Cremona. «Sono arrivata a Grosseto 10 anni fa», racconta, «per amore».

Nel capoluogo ha messo su famiglia. La vita è scorsa tranquilla ma la salute un po’ meno. «Ho iniziato ad avere una serie di contratture, dolori muscolari, infiammazioni alle articolazioni, limitazioni a certi movimenti e dolore. Ho scoperto di avere una malattia autoimmune e il medico di famiglia mi ha consigliato di andare da un buon fisioterapista». Non conoscendo nessuno Sofia si è informata in giro. E alla fine la scelta è caduta su un professionista grossetano, terapista manuale, che lavora a Grosseto. «Mai avrei immaginato…».

Iniziano le sedute. «I primi trattamenti sono stati abbastanza normali - ci racconta - All’epoca andavo da lui una volta ogni mese e mezzo, dunque con una frequenza sporadica, e non ricordo cosa succedesse di preciso; ma col passare del tempo ci sono state molte sedute in cui hanno iniziato a verificarsi quelli che io chiamo “incidenti evitabili”...». Ovvero? «Mi stavo accorgendo di alcune cose perlomeno ambigue, ma continuavo ad andare là da lui perché non ne capivo esattamente la natura. Vedevo che traevo giovamento dai trattamenti; mi facevano un effetto positivo e ne avevo bisogno per la mia salute. Inoltre, essendo stato lui presentato bene da altri professionisti, mi fidavo perché pensavo che sapesse fare il suo mestiere. È stato difficile sul momento discernere».

Cosa vuol dire incidenti evitabili? Significa - racconta Sofia - che «lui aveva cominciato ad “appoggiarsi” in corrispondenza delle mie mani, mentre io ero sdraiata nel lettino».

Sono momenti difficili da spiegare, ricorda lei, anche perché la razionalità in certe occasioni cede alla paura e ogni reazione finisce per diventare tormentata.

«Ho anche pensato: forse sono io che sbaglio, io che intralcio il suo lavoro con le mie mani. Quindi, appena percepivo questa presenza “anomala”, avevo sempre cura di spostarmi in un’altra posizione. Allo stesso tempo avevo iniziato a chiudere gli occhi: lo evitavo e sbarravo le palpebre». Sofia racconta ancora: «Voleva - lo dice anche alle Iene - che io stessi a seno nudo. Io mi sorprendevo perché non mi metteva alcun lenzuolino, ma non avevo alcuna esperienza e non sapevo se fosse usuale o meno: certo che stare in quel modo non mi piaceva affatto». E «verso le ultime sedute lui è andato parecchio “in giro con le mani”, entrando in contatto con le mie parti intime. Se prima riuscivo a evitare i suoi approcci spostando io le mie braccia, ora era difficile bloccare e spostare le sue ».

Tempi recenti. «C’è stata un’ultima azione - spiega ancora Sofia -che mi ha fatto capire una volta per tutte che in quelli che io chiamavo semplicemente “incidenti evitabili” c’era qualcosa di vero. Un paziente, a mio avviso, è un individuo che soffre, che ha problemi di salute e che è in una posizione indifesa e di inferiorità nei confronti di un professionista nel quale ripone fiducia. Si fida; ed è portato a non riconoscere subito la realtà dei fatti, fino a essere disposto a soffrire se questa sofferenza o disagio lo portano a star meglio. C’è anche da tener conto che a volte ero a testa in giù e non vedevo».

La seduta choc. «La cosa più eclatante che mi ha lasciato sconvolta e sotto choc - prosegue il racconto - è quando lui mi ha abbassato mutande e leggins e poi mi ha chiesto di mettermi su un fianco con le gambe piegate. Mi ha toccato. Per me questo episodio è stato devastante. Sono rimasta bloccata, sconvolta, volevo che tutto finisse il prima possibile, volevo andarmene. Al termine della seduta e sono andata a pagare ho pensato: non può finire così. E mi dicevo pure: ma perché pago? Mi sentivo sporca. Arrivata a casa ho pianto, non sono riuscita a sfogarmi con i miei familiari, mi sono messa un pigiamone e sono andata a letto, sotto le coperte. Ma poi mi sono detta: per me non può e non deve finire qua, e non solo per me stessa. Ho iniziato a informarmi e a capire se e cosa potevo fare per rendere giustizia a me e ad eventuali altre donne. Ho pensato che se gli avessi detto “Lei si sta approfittando di me” lui mi avrebbe detto che franintendevo, che ero una pazza... Ho concluso le sedute».

Sofia racconta di essere andata da un’amica psicologa a chiederle consigli, poi da un amico avvocato. Infine da un'associazione per la difesa delle donne «che mi ha ascoltata e che però poi non ho più risentito: sto ancora aspettando di essere chiamata, ero disponibile a pagare io l’avvocato».

Rabbia. «Ho provato rabbia e frustrazione, un senso di ingiustizia». Di qui la decisione di rivolgersi alle Iene e tornare nello studio privato, dov’è stato prodotto un video. «Il mio desiderio era quello di poter dimostrare quello che era successo. Non è stato facile: prima di farlo mi sono sentita male, mi è mancata l’aria, annebbiata la vista».

Il filmato. Il filmato andato in onda su Mediaset mostra una serie di cose, con lui che - lo commenta Sofia - «rifà le stesse cose scostando i leggins fino a metà sedere, rimettendo la mano sui genitali, stavolta esternamente, e facendo una variazione mettendo una mano negli slip da sopra. A un certo punto gli ho chiesto: mi scusi, ma è necessario, è indispensabile che lei tenga la mano così in basso? Lui mi ha spiazzato perché l’ha tolta e appoggiata nella spalla, tergiversando; dal che ho capito che non era necessario». La storia non si chiude qua.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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