Il Tirreno

Grosseto

STORIE D'IMPRESA TRA I FORNELLI

Massimo, il partenopeo stregato dalla Maremma

Enrico Giovannelli
Massimo Longobardi
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Massimo Longobardi

«Venite da me che vi metto a tavola». Arriva da Torre Annunziata e ha deciso di investire nel settore della ristorazione: è uno che si è fatto da solo e ora raccoglie i frutti della sua "gavetta"

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GROSSETO. In una terra che i turisti amano anche e soprattutto per l’enogastronomia, per fortuna c’è ancora chi ha voglia di investire e fare impresa sull’enogastronomia di qualità. Tra quelli che ci credono va annoverato Massimo Longobardi, da tempo attivo sulla costa a nord di Grosseto e pronto a scommetterci ancora con nuove sfide.

Longobardi è il classico imprenditore che si è fatto da solo, partendo davvero dalla gavetta. Da almeno due lustri il suo nome circola negli ambienti della ristorazione, ma negli ultimi anni il suo gruppo MaMa (scritto in verticale ci tiene a precisare) compare sempre più spesso in tutta la provincia di Grosseto, dando lavoro a molte persone.

Attualmente gestisce i ristoranti di vari villaggi a Castiglione e a Punta Ala, per la gioia soprattutto dei turisti e degli stranieri. Ora ha deciso di far rinascere “Le vecchie costiere” al Puntone, il ristorante proprio di fronte al semaforo e all’ingresso per il porto che riaprirà i battenti giovedì 21 aprile, con inaugurazione serale tra musica e buffet.

Longobardi è il tipo che non si ferma mai: coordina, suggerisce, telefona, cerca di non fare tardi agli appuntamenti e punta deciso alla sintesi, scegliendo magari i colori del nuovo ristorante o pensando al menù e all’accoglienza per l'imminente apertura. Diremmo nell'era moderna che è un multitasking, uno che insomma sa fare tante cose allo stesso momento. E bene.

Ma chi è Massimo Longobardi?

«Una persona normale - ride divertito - con una passione per il mondo della ristorazione: sia per il gusto di far mangiare bene i clienti che per farli stare in ambienti accoglienti, godendosi una serata particolare, da ricordare».

Ci racconti la sua vita.

«Sono nato a Torre Annunziata e fin dai tempi della scuola mi piaceva organizzare le feste, magari quelle di Natale o Carnevale, con ricchi buffet e musica dal vivo. Poi mi sono diplomato e a 24 anni ho deciso – malgrado le resistenze di mio padre, alimentarista pioniere nella provincia di Napoli della formula supermarket self - service negli anni ‘50, e di mio fratello, imprenditore edile che mi voleva insieme a lui a lavorare da geometra – di “scappare” a Firenze. La mia avventura nel mondo della ristorazione è partita però sui treni: per un periodo ho spinto il carrello delle vivande di Chef Express. Di lì a poco mi hanno proposto di gestire un bar in piazza San Giovanni, sempre a Firenze. È iniziato tutto da qui».

Una strada che non si è più fermata.

«No, anzi. Un’altra esperienza importante è stata la conduzione del Maramao, altro locale che ha fatto epoca a Firenze, aperto quasi 24 ore al giorno, uno dei primi disco-bar della Toscana. E poi l’arrivo in Maremma, all’isola del Giglio sulla spiaggia di Campese, all’Approdo, con le feste che hanno lasciato il segno, e che ancora in molti ricordano».

Intanto nasceva il gruppo MaMa.

«Sì, l’idea era di dare continuità al lavoro, creare insomma un vero team e un marchio riconosciuto per la sua qualità. L’espansione è stata una conseguenza, anche se nella mia testa avrei voglia di cambiare mentalità e cercare di allungare il più possibile la stagione turistica per far lavorare tutti sempre e non solo nei classici periodi estivi. So che è difficile, ma non smetterò di provarci».

Ora Le vecchie costiere: che locale sarà?

«All’altezza del suo nome e della tradizione. Proporremo un menu importante ma per tutte le tasche. Il pesce sarà in primo piano con pietanze fresche: non solo la classica frittura e gli spaghetti alle vongole, penso agli aperitivi di mare, ai carpacci, alle tartare, il plateau alla francese e tanti accostamenti da gustare insieme a una vasta selezione di bollicine e vini. E poi il “tegame”, piatto previsto per due persone ma che alla fine ne soddisfa almeno tre. Unico vero vezzo la pasta: è esclusivamente Gragnano. La sera magari la pizza, e c’è la volontà di offrire almeno una volta alla settimana una serata con musica dal vivo o il cabaret. Ci stiamo attrezzando per farlo».

Perché ha scelto proprio la Maremma?

«Semplice. È un posto unico, magico, che mi ha rubato l’anima e che voglio ricambiare mettendo tutti a tavola».
 

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